Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
23 settembre 2017

Spettacoli

Chiudi

27.08.2017

Da San Pio X “Caccia alla Luce”
E sei detenuti diventano attori

Uno momento dello spettacolo “Caccia alla Luce ” scritto da don Luigi Maistrello, cappellano di S. Pio X
Uno momento dello spettacolo “Caccia alla Luce ” scritto da don Luigi Maistrello, cappellano di S. Pio X

Chiara Roverotto

VICENZA

Un passato criminale può trovare una forma di riscatto e una sorta di redenzione anche attraverso il teatro o la cultura scenica nel suo complesso? Da decenni si dice che il carcere non dev’essere solo punizione, ma anche recupero della persona che sta pagando per i propri reati. «Credo che la cultura ci renda liberi. Anche dietro le sbarre»: a parlare è don Luigi Maistrello, cappellano della casa circondariale di San Pio X a Vicenza che, sebbene con un anno di ritardo rispetto ai programmi, è riuscito - non senza difficoltà - a mettere in scena lo spettacolo “Caccia alla luce”, una sorta di rilettura della parabola del figliol prodigo con sei detenuti (tre albanesi, due africani e un italiano) all'interno della struttura di via della Scola, là dove la reclusione costringe lo sguardo in un luogo oscuro a partire proprio dal divieto di proiezione verso l’esterno. «Forse con il teatro – prosegue don Maistrello- siamo riusciti ad invertire questa tendenza, non senza problemi. Avevo scritto il testo pensando all'Anno della Misericordia voluto da Papa Francesco, ma non è stato possibile concludere in quei mesi».

I tempi della burocrazia non vanno d'accordo con il volontariato, ma alla fine lo spettacolo è andato in scena con la collaborazione di due comunità: il “Lembo del Mantello” e “Progetto Jonathan” che si occupano della rieducazione dei detenuti e che utilizzano misure alternative al carcere. «Abbiamo messo in scena il testo- aggiunge don Maistrello- grazie al lavoro di Thierry Parmentier e di altri attori professionisti, un processo che potremmo chiamare di “riumanizzazione”, capace di ricostituire il contenuto spirito nella forma corpo, per fornire momenti di riflessione e non solo».

Ecco perchè l’attività teatrale riconferma la propria essenza originaria di profondità, come “resuscitassero” nel fondo dell’animo umano quegli elementi che una volta fuori, messi in discussione perché rappresentati, possono diventare materiali con cui ricostruire l’edificio dell'uomo, minato dall’abbrutimento distruttivo in cui il disagio prima, il reato e la detenzione poi, hanno finito per comprimere.

Una prima rappresentazione è già stata messa in scena alla fine di giugno con gli operatori di San Pio X, altre due serate sono in programma il 29 settembre nel piccolo Teatro di Ospedaletto e poi al San Marco. «Mi farebbe piacere - prosegue il sacerdote - che lo spettacolo venisse portato nelle scuole, credo che quello sia il punto di inizio per lavorare sul senso non solo del testo che ho scritto, ma sulla condizione carceraria dove spesso i diritti degli uomini non vengono sempre rispettati». «Il testo di don Luigi l'abbiamo messo in musica grazie all'aiuto del maestro Pierangelo Tamiozzo mentre io mi sono occupato di coreografie, delle scene realizzate con materiali di recupero, e dei costumi – spiega Thierry Parmentier - È stato un progetto vissuto come una sorta di sfida, infatti lavorare con persone che non hanno mai avuto esperienza di teatro, non è poi cosi ovvio. Inoltre le prove sono state poche, forse otto di due ore che poi non erano mai piene perchè c'era sempre qualcuno che arriva in ritardo o doveva partire prima. Comunque, al di là dei problemi organizzativi sono soddisfatto del risultato; certo per motivi legati alla regia, ho dovuto considerare alcuni tagli per non appesantire il testo che nasceva come libro». La storia è quella conosciuta della parabola del figliol prodigo (da Luca, capitolo 15): «Si tratta di una lettura più laica una sorta di dialogo dove non solo chi parte ha importanza, ma anche i fratelli si devono misurare con il senso della vita con un Dio padre che deve rispettare tutte le religioni» conclude don Luigi.

Teatro che, come un grimaldello, apre il futuro su persone che non rappresentano solo reati, ma esistenze con le quali si può ricostruire una vita. La loro vita.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1

Verdi Lonigo