16 gennaio 2019

Spettacoli

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04.03.2013

Amaro mondo alpino mentre l'eroe Ettore invita a rileggere Omero

Marta e Diego Dalla Via sul palco dell'Astra di Schio in “Piccolo mondo alpino”. FOTO S. RIZZO|
 Andrea Pennacchi ha portato a Schio le sue...omeriche riflessioni
Marta e Diego Dalla Via sul palco dell'Astra di Schio in “Piccolo mondo alpino”. FOTO S. RIZZO| Andrea Pennacchi ha portato a Schio le sue...omeriche riflessioni

Lorenzo Parolin
SCHIO
Il teatro che ama la sperimentazione e, pure col sorriso, rompe gli schemi invitando a pensare, esiste anche a due passi da casa. È il messaggio arrivato sabato dall' Astra di Schio, che per la sezione speciale "Talento a Nord Est" ha portato sul palco, in un doppio appuntamento, i veneti Andrea Pennacchi (protagonista di "Eroi", per la regia di Mirko Artuso) e Marta Dalla Via (in "Piccolo mondo alpino", di cui è autrice e interprete). Due spettacoli diversi per cifra stilistica, più spensierato "Eroi", più anticonvenzionale "Piccolo mondo alpino", e per argomento (l'Iliade da una parte, le zone d'ombra della società di montagna dall'altra), accomunati però dalla volontà di portare l'attualità sulla scena, favorendo il dibattito.
Pennacchi ci riesce intrecciando autobiografia e narrazione omerica, muovendo l'azione da un punto di vista particolare: quello di Ettore. Il campione dei troiani è destinato alla sconfitta di fronte all'invincibilità di Achille ma, forse, proprio per questa sua normalità, studenti e lettori lo sentono più vicino dell'eroe acheo. Nel racconto di Pennacchi, sostenuto dalle musiche di Giorgio Gobbo e Sergio Marchesini, lontano e vicino si impastano, l'assedio a Ilio assume le fattezze delle guerre del XXI secolo e la storia di Elena sembra raccontata dai bollettini degli uffici stampa. Su tutto, una buona dose di riferimenti personali legati prevalentemente al percorso scolastico, garantisce la giusta comicità. La leggerezza, però, non deve ingannare: dalla "Battaglia delle rane e dei topi" (che la tradizione attribuisce allo stesso Omero) in poi, l'Iliade ha sempre alimentato parodie e riletture in chiave farsesca. Ultima in ordine di tempo, quella di Artuso e Pennacchi che, senza perdere il contatto con il sorriso, invitano a riflettere sui modelli proposti da un'opera che è un pilastro della cultura occidentale. E dopo lo spettacolo si sente il desiderio di riprendere in mano Omero e leggerselo con attenzione.
Più amaro il mondo alpino di Marta e Diego Dalla Via, fratelli nella vita e sulla scena, che di piccolo ha solo l'ampiezza di orizzonti e le prospettive per il futuro. Lo spettacolo, già proposto con successo a Enego nel 2011, scava nella zona grigia che, geograficamente, sta tra la pianura e le località sciistiche di grido. Fuori di metafora, le Prealpi, che finita l'ondata di prosperità del passato, da poco più di un ventennio vivono un lento declino. Tra turisti che non arrivano, cannoni sparaneve che non possono sostituirsi alla natura e soggetti la cui personalità pare compromessa, la piéce mette in scena tutti i lati oscuri della vita di montagna. È il "retro" della cartolina che l'autrice non ha paura di mostrare. Rispetto alla versione vista a Enego, già ricca di spunti, l'appuntamento scledense ha compiuto un passo in avanti sul piano della resa teatrale. La critica in chiave sociologica, infatti, resta, ma in questa seconda versione sono state privilegiate le dimensioni legate al sogno e alla fantasia. Una scelta che dovrebbe garantire lunga vita (e applausi) al lavoro di Marta Dalla Via.

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