16 febbraio 2019

Spettacoli

Chiudi

12.01.2019

«Severità e metodo Conduco in porto il viaggio musicale»

Giampaolo Pretto, direttore d’orchestra e flautista di origini veronesi, lunedì al comunale dirigerà l’Orchestra filarmonica di Torino
Giampaolo Pretto, direttore d’orchestra e flautista di origini veronesi, lunedì al comunale dirigerà l’Orchestra filarmonica di Torino

Filippo Lovato VICENZA «Credo che la musica vada spiegata nel momento stesso in cui la si esegue, per questo privilegio il nitore e la chiarezza espositiva». Giampaolo Pretto, direttore d’orchestra e flautista di origini veronesi, come tutti i veri interpreti ha a cuore la partitura e le ragioni del compositore più che le esigenze dello spettacolo. Lunedì alle 20.45 dirigerà l’Orchestra filarmonica di Torino in sala grande al comunale, in un concerto incluso nella stagione sinfonica dell’Orchestra del teatro Olimpico. Si tratta di uno scambio di inviti: la Oto si esibirà a Torino il prossimo 14 maggio. Il concerto sarà preceduto alle 20 da una guida all’ascolto che il critico Cesare Galla terrà nel foyer del teatro. In programma il concerto n. 2 in do minore per pianoforte e orchestra op. 18 di Rachmaninov (solista Pietro De Maria) e la sinfonia n. 7 in re minore op. 70 di Dvorák. Maestro Pretto, come si fa a spiegare la musica eseguendola? Per definire bene la musica c’è bisogno di grande chiarezza nella dizione e nell’esposizione. Noi facciamo la stessa professione degli attori e dei registi, con l’unica differenza che loro parlano e noi suoniamo. Entrambi dobbiamo fare in modo che il pensiero di un autore, trasferito in un testo, sia compreso dagli ascoltatori. Perché è il testo che è importante: noi interpreti siamo solo un medium. Come raggiunge questo risultato? Quando dirigo cerco di ragionare come il compositore, per spiegare il suo percorso musicale a coloro che lo ascoltano. Un’esecuzione di qualità riesce a far parlare una partitura. Per arrivarci occorre un efficace lavoro di concertazione. La maggiore difficoltà per un direttore sta proprio nel costruire un’interpretazione durante le prove. È un direttore severo? Credo di essere molto severo, chi lavora con me lo sa. Del resto, il direttore d’orchestra ha la grande responsabilità di condurre in porto il viaggio musicale. Per tale ragione deve essere molto preparato. Quando un direttore è esigente, ma si prepara bene, la sua puntigliosità in genere viene perdonata. Quale indicherebbe come qualità imprescindibile per un direttore d’orchestra? Proprio la preparazione. Anche se dentro quella parola c’è un mondo. La preparazione sulla partitura deve essere granitica e il direttore deve avere chiaro il gesto che gli servirà per ottenere determinati risultati dall’orchestra. E poi deve essere preparato a saper comunicare il pensiero del compositore a chi ascolta l’opera. Durante le prove lei spiega o dirige solamente? Al giorno d’oggi, anche per ragioni economiche, c’è poco tempo per le prove, quindi, per tesaurizzare i minuti, bisogna parlare il meno possibile. La sfida per un direttore è esprimersi con il gesto. Lei prova il gesto prima di presentarsi davanti all’orchestra? Certo, io studio prima da solo per imprimere l’andamento della partitura nella mia gestualità, perché gli orchestrali non devono avere il minimo dubbio sul fatto che chi li guida sa quello che fa. Nel concerto di Vicenza eseguirete Rachmaninov, un autore che non godeva di grande considerazione presso i compositori dell’avanguardia novecentesca. La prospettiva storica con cui si considerava Rachmaninov, soprattutto nel secondo ’900, era sbagliata e, col passare degli anni, è stata largamente disattesa. È stato un grandissimo sia come compositore che come pianista e direttore d’orchestra. Rimane attuale il suo secondo concerto per pianoforte? Certo, perché la musica di grande qualità tocca caratteristiche molto profonde dell’animo umano, come il lirismo. Questo concerto in particolare rappresenta la via d’uscita dopo una profonda crisi personale dell’autore. Chi lo esegue poi capisce che il compositore assume anche il punto di vista dello strumentista. In che senso? Le indicazioni di metronomo (per determinare i tempi di esecuzione, ndr) sono molto sensate, adatte non solo a un pianista virtuoso. Tanto è vero che spesso i suoi tempi vengono accelerati per pura esibizione. Invece con grande piacere accolgo l’interpretazione di Pietro De Maria che vuole rispettare quasi alla lettera i metronomi originari. Ma anche nella sinfonia la mia scelta di tempi sarà, in genere, molto prudente. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Filippo Lovato
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Verdi Lonigo