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24 settembre 2018

Spettacoli

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30.07.2018

Emoziona Rambert che danza la Simone

Un momento dello spettacolo del Ballet Rambert
Un momento dello spettacolo del Ballet Rambert

Davide Fiore BASSANO Il nuovo spettacolo dei Rambert Ballet, storica compagnia londinese nominata agli Olivier Awards 2018 con “Goat”, andato in scena venerdì sera nel suggestivo recinto del Teatro al Castello di Bassano per Operaestate, è un progetto sviluppato dal coreografo Ben Duke sulla spinta di un divertente gioco di squadra. Se quella capra, goat, fa riferimento ad una tradizione apotropaica del villaggio natale di Duke, dove gli abitanti inserivano in una lattina legata alla coda di una capra i biglietti con “le cose brutte” di cui volevano disfarsi per il nuovo anno, nello spettacolo c’è una reinterpretazione dell’idea, spostata in un contesto completamente reinventato. La narrazione nasce da una selezione di celebri canzoni di Nina Simone, interpretate dal vivo da Nia Lynn con un quartetto jazz. La formazione si esibisce da un palco sul palco, al quale assistono un gruppo di giovani ragazzi che ricordano quei gruppi religiosi pennellati di fanatismo della profonda provincia degli Stati Uniti, nei primi anni ’70. Miguel, un novello cronista televisivo con scarsa dimestichezza del proprio lavoro commenta quanto accade in scena provando a cogliere gli stati d’animo dei singoli attori, seguito da un operatore che riprende e trasmette le scene. Il pubblico è trasformato in spettatore televisivo, invitato dal presentatore ad enfatizzare sfumature psicologiche che, nella “realtà”, sono poco significative. Il gruppo dei 18 in scena attiva dinamiche che vanno dalla violenza all’isteria, estrapolando movimenti concitati o compassionevoli che risultano dark, ancor più perchè sostenuti dalla carica emozionale delle canzoni di Simone. Il mezzo televisivo è il vero amplificatore di ogni messaggio, capace di ricostruire ciò che accade e ricostruirlo con sensazionalismo. Liam emerge dal gruppo come il centro del rituale. C’è chi lo ama, chi gli si scaglia contro, chi tenterà di annientarlo e chi di proteggerlo. Si rivelerà, il povero Liam, il capro espiatorio dei mali del gruppo sociale, il “goat” del titolo. Le canzoni preesistenti alla narrazione, sembrano al contrario nascere a commento delle singole scene. Ben Duke vuole attestare quando debole sia il concetto di realtà, inserendo tutti gli attori dello spettacolo, pubblico compreso, in un gioco di scatole cinesi ambiguo e artefatto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Davide Fiore
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