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20 novembre 2018

Spettacoli

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08.09.2018

Gassman e Ramazzotti Giallo tra i misteri d’Italia

Alessandro Gassman, Roberto Andò e Micaela Ramazzotti alla presentazione del filmUn primo piano di Micaela Ramazzotti
Alessandro Gassman, Roberto Andò e Micaela Ramazzotti alla presentazione del filmUn primo piano di Micaela Ramazzotti

Alessandro Comin VENEZIA Fatta a pezzi e rivenduta, usata come scendiletto dai boss mafiosi o sminuzzata e data in pasto ai maiali? In tutti questi casi, il destino della Natività del Caravaggio rubata nel 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo è metafora di quello dell’Italia. Prova ad aprire uno spiraglio di speranza Roberto Andò, che in “Una storia senza nome” reinterpreta uno dei misteri della Penisola offrendo una soluzione più ottimistica in un film che tutto sommato fa sorridere oltre i suoi limiti. D’altronde, la realtà ormai supera non solo la fantasia ma anche il cinema, soprattutto se italiano: tutti gli epiloghi elencati all’inizio, insieme a numerosi altri, sono stati via via dettati nei verbali dell’inchiesta dai pentiti di mafia. E se tra i personaggi della finzione, creati ben prima delle affermazioni di un noto sottosegretario, c’è un ministro alla Cultura che dichiara di non leggere libri, si capisce come ormai sia inutile questionare sulla plausibilità delle nostre commedie. «La sceneggiatura, in un certo senso, hanno iniziato a scriverla proprio i pentiti, che hanno manipolato questa vicenda dandole il tono tragico dello sfregio a una collettività e il tono comico-grottesco delle ricostruzioni più o meno ufficiali – dice Andò -. Ho trovato il tutto congeniale a narrare in chiave autoironica il cinema e la sua capacità di incidere sulla realtà, o perlomeno di mescolarsi a essa: un film come dispositivo investigativo per accertare una verità». Micaela Ramazzotti è Valeria, segretaria in una casa di produzione ma soprattutto innamoratissima ghost writer di uno sceneggiatore di fama che di suo non scrive una pagina da anni (Alessandro Gassman). Si ritrova a indagare sulla sorte della Natività per averne fatto il soggetto del nuovo lavoro firmato dall’ex amante, finito così a pestare i piedi alla mafia. La aiuta un ex superpoliziotto, Renato Carpentieri, che coinvolgerà anche Laura Morante, madre della segretaria e consulente-ombra di un ministro ignorante. Inutile dire che, complice l’intervento della politica, tutto finirà a Palazzo Chigi. E’ la prima volta che Andò affida a una donna il ruolo di protagonista. La Ramazzotti, affascinante al Lido in caschetto nero e parlata sottovoce, ringrazia. «Per appropriarmi di un po’ dell’immaginazione tipica di chi scrive e fa i film – racconta – ho iniziato a studiare proprio Roberto, a mettermi occhiali come i suoi, a stare attenta a come guardava tutto e tutti sul set. In questa storia nessuno è quello che sembra: il doppio è un tema intrigante per me, forse perché noi attori dobbiamo regolarmente inventare personaggi e abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica che cosa dobbiamo essere. Poi è interessante che la mia Valeria ami restare nell’ombra e in qualche maniera ne goda». Andò taglia corto sul fatto che la protagonista si annichilisca per amore (“Nessun preconcetto, quel personaggio poteva anche essere un uomo”) e gongola piuttosto per la partecipazione di Jerzy Skolimowski: un grande regista nei panni di un grande regista. «Nei film precedenti avevo già avuto Kusturica e ho mancato per un soffio Polanski – ricorda – Devo dire che i registi, quando recitano, sono impeccabili». Gassman invita a non pensare a una pochade: «In questa storia io rappresento il cialtrone, drammaticamente presente a tutti i livelli nella nostra società, che ci fa sempre drammaticamente ridere. Ma attenzione: se andremo a sbattere, cosa che non mi auguro, sarà anche perché ridiamo sempre con indulgenza dei nostri difetti». •

Alessandro Comin
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