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12 dicembre 2018

Spettacoli

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29.02.2012

Commedia “seria” di Verdone solidale con i padri separati

Verdone, Giallini e Favino in una scena di “Posti in piedi in Paradiso”
Verdone, Giallini e Favino in una scena di “Posti in piedi in Paradiso”

Rosarita Crisafi
MILANO
«La commedia riesce a raccontare gli argomenti seri meglio delle storie drammatiche». Più che una convinzione è quasi un mantra la dichiarazione di Carlo Verdone resa ieri in apertura della presentazione milanese alla stampa del suo ultimo film, “Posti in piedi in paradiso”. Una storia che che vuole descrivere la crisi con acume e leggerezza, e c'è da dire che, questa volta più di sempre, il regista centra l'obiettivo.
Un film importante che parla di nuovo un po' vicentino: la pellicola infatti è stata realizzata in associazione con la Banca Popolare di Vicenza grazie alle disposizioni sul tax credit. Il gruppo bancario ha deciso per la quarta volta di investire nel cinema, e in questo caso interviene direttamente in una scena attraverso un product placement.
«“Posti in piedi in Paradiso” è un titolo evocativo, che vuole dare finalmente un po'di pace ai protagonisti del film, in crisi ed in cerca di un'identità» spiega il comico romano al termine dell'anteprima milanese «tuttavia, come in un cinema i cui le poltrone sono esaurite, riescono a trovare solo un posto in piedi».
I tre sono padri separati, con un passato di belle speranze ma ora in rovina economica, alle prese con gli alimenti da pagare, in rapporti difficili con le ex compagne ed in cerca di un nuovo senso alla propria vita. Ulisse (Carlo Verdone), un discografico fallito, vive in un micronegozio di vinili e memorabilia, Fulvio (Pierfrancesco Favino) intellettuale ed ex critico cinematografico ora è un giornalista in difficoltà condannato al gossip e Domenico (Marco Giallini), agente immobiliare cialtronissimo, ex imprenditore di successo con un passato in galera per debiti di gioco, vive di espedienti facendo anche lo gigolò a forza di Viagra con signore mature.
Spinti dalla necessità, i tre si trovano a dover convivere nello stesso appartamento, in un'alleanza forzata in cui si intrecciano le rispettive storie personali, i rapporti disastrati con le donne, i difficili legami con i figli, che comunque risulteranno quasi sempre migliori dei genitori e saranno salvifici. Tra di loro si inserisce la figura di Gloria (Micaela Ramazzotti), cardiologa dall'equilibrio instabile e senza troppo talento ma dall'animo generoso.
«In questo momento della mia vita mi piace impostare i miei film in maniera corale, preferisco mettermi dietro la macchina da presa» racconta Verdone parlando del cast, che per l'occasione dice di aver preferito cedere a Marco Giallini, bravissimo, la parte del cialtrone trascinante. «Se un tempo, quando facevo i personaggi, mi esprimevo suonando la chitarra elettrica, oggi preferisco giocare di fioretto con l'acustica».
Un'affermazione che non nasconde la sua grande passione per il rock d'annata, forse il quinto protagonista “occulto” del film, che si svolge sull'onda di una spettacolare colonna sonora in cui si materializzano supergruppi gruppi come Doors e Steppenwolf.
Una commedia amara, sull'onda dei maestri Monicelli e Scola, che Verdone cita apertamente, a cui tributa un omaggio sentito ed importante attraverso un film “fatto con il cuore”, come dice lui stesso, “secondo tradizione”.

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