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22 settembre 2018

Lettere

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31.07.2017

«Tutti gli errori
di Renzi dopo Mare Nostrum»

In quest’Italia ripartita alla grande da quando il Pd ne ha preso il timone ci mancava solo il libro di Renzi.

Premetto che per me sarebbe più facile assistere ad una standing ovation per Di Pietro, dopo un suo discorso in mondovisione sui danni provocati dall’innalzamento degli oceani, o a Giuliano Ferrara che si arrampica su una sequoia canadese, che alla presentazione di un libro scritto da Renzi; prendo atto comunque dell’ennesima boutade del segretario del Pd.

Il Matteo della fiorita collina tosca (per dirla alla Carducci), pensa e spera di risalire la china, da cui è precipitato, usando la stessa tattica suicida che in quella china lo ha fatto precipitare.

Umiliare Letta, a cui aveva detto di stare sereno, è stata la cosa più facile del mondo, visto è considerato che il nipote di Gianni non è mai riuscito ad abbinare la sua indiscussa cultura con la grinta che qualsiasi aspirante politico dovrebbe avere. Sul fatto che la timidezza endemica che lo affligge non gli fosse d’aiuto siamo tutti d’accordo, ma l’errore più grande di Letta junior è stato quello di vantarsi per aver scoperto di persona Cecile Kyenge e di averla nominata ministro dell’integrazione. La supponenza e l’arroganza con cui la signora di origini congolesi si rivolgeva, e si rivolge al popolo italiano, reo di non accettare e favorire l’invasione del proprio territorio, ha relegato Enrico Letta al ruolo dell’utile idiota della politica italiana.

Una volpe come Renzi ha approfittato subito della sua debolezza per fargli le scarpe e tutti gli italiani, io compreso, speravano che il ragazzo di Rignano, una volta eletto, intervenisse sull’operazione Mare Nastrum per arginare le crepe aperte dal suo predecessore.

Speranze perdute, come il famoso valzer, per il popolo italiano, perché appena salito sullo scranno più alto l’ex sindaco di Rignano ha eliminato Mare Nostrum e con i buoni uffici di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, l’ha sostituita con Triton; un operazione sulla quale si è espressa qualche giorno fa Emma Bonino, ex ministro degli esteri del governo Letta.

Eccovi un sunto del suo discorso: «È stato fatto quell’accordo che prevede che è l’Italia che coordina tutta l’operazione e che tutti devono sbarcare in Italia». La stessa Bonino ha spiegato di avere trovato strana, già allora, quell’intesa ed ha aggiunto: «vuol dire una violazione di regole: una barca spagnola che batte bandiera spagnola, come noto dalla convenzione del mare, è territorio spagnolo, quindi quelli che vengono salvati su una nave spagnola» dovrebbero avere come «primo paese di ingresso la Spagna».

Perciò, «sono pregati in teoria di portarli in Spagna». E invece no: «L’accordo scrive che devono essere tutti portati in Italia».

Renzi ha smentito, ma sappiamo che fra mentire e smentire l’ex presidente ha dimostrato di non essere secondo a nessuno. Oggi assistiamo ai salti mortali di Minniti che cerca disperatamente di attirare l’attenzione, e l’aiuto economico, dell’Europa che continua a lodare l’operato dell’Italia, come un cliente che elogia i prodotti del venditore e poi se ne va senza comprare nulla.

Come se ciò non bastasse la Merkel continua a batter cassa e Matteo alza la voce ed afferma, con il piglio del capo, che con l’Ue vinceremo noi la partita.

Nel frattempo Gentiloni manda Padoan a Bruxelles ed il buon Pier Carlo esegue con l’umiltà il suo compito, come il cameriere con i guanti che il grande Totò mandava dal macellaio con in mano una cambiale da 5 Lire. Sembra un teatrino divertente invece questi signori hanno distrutto il Belpaese e bisognerebbe cambiarli il più presto possibile, anche se ormai è rimasto poco, o forse nulla, da salvare.

Renzo Cappozzo

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