domenica, 18 novembre 2018
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20.08.2018

Vergogna

“El coreva come un lievore”, sostiene chi l’ha visto saltar la siepe come Nino Castelnuovo nel mitico spot; e poi darsela a gambe come un fulmine. Indossava la maglia della Juve. All’inizio c’erano diverse teorie: per qualcuno, si trattava di Marchisio che, lasciato a piedi dalla Vecchia Signora, li ha usati per cambiar mestiere. Da giocator zebrato a ladro. Oddio, cambiar mestiere. Per altri invece, trattasi di strategia della tensione: servizi segreti milanisti, interisti, napoletani, pronti a tutto pur di infangare il club che con l’arrivo di Ronaldo sta saccheggiando biglietti allo stadio, maglie e bandiere nella bancarelle. E magari la tanto sospirata Coppa dalle Lunghe Orecchie. Per il solito filosofo kantiano, il barbier Giuliano Alicardo, la prova sarebbe che nella maglietta di Alex Sandro indossata dal topo di appartamenti, sarebbe stato cancellato SANDRO e aggiunto con il pennarello, DEL PIERO. Di certo un mercenario al soldo dei nemici, se è vero che “il lievore” s’è fermato in un bar, si è fatto riprendere da una telecamera di sorveglianza, con in mano una bottiglia d’acqua, e ha detto: «Quando forzo una serratura, sentirete solo Plin Plin». È stato finalmente identificato. Un ragazzo di 21 anni. Pare sia già stato graziato. Il giudice: «Siamo clementi; in fondo, cosa ha fatto? Mica ha sequestrato qualcuno!». Che ne so, un arbitro, dentro lo spogliatoio. Passiamo alle cose serie: è iniziato il campionato. E non doveva iniziare, dinnanzi alla tragedia di Genova. Il calcio, giustamente, si ferma per onorare i suoi morti, ma dedica un solo minuto del suo tempo milionario per piangere vittime, feriti, sfollati. Noi, di proposito, non abbiamo nemmeno visto gol e risultati. The show must go on? Sì: quello della vergogna. •

di GIANCARLO MARINELLI
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