giovedì, 20 settembre 2018
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15.08.2018

Si è dimessa la dignità

Tav/No Tav, Vax/No Vax, i troll contro Mattarella, lo spread contro Salvini, e a Genova casca un ponte e tutti giù per terra. In ginocchio, all’inferno. In basso: una gigantesca paccottiglia di materia sfondata. In alto: come un cubico arto mozzato, una assurda gru piegata sul cantiere della morte. Da lì, un amico mi dice al telefono: «La bomba atomica, la fine del mondo». E poi: «Macché nubifragio! Pioveva tanto e basta». Scrive Cibotto in “Stramalora”: «Non si tratta d’un cataclisma naturale, ma d’una tragedia degli uomini che hanno sacrificato tremila esistenze al Vitello d’oro. C’è sempre un Vajont che pesa all’orizzonte della nostra memoria». Mentre scrivo, i morti di Genova sono venti. Aumenteranno. Ma il Vitello d’oro è sempre lì. L’unica infrastruttura che resiste all’Apocalisse. Nelle gare d’appalto al ribasso, nelle finte manutenzioni, nei patti di stabilità, nelle spartizioni di stabilità, nelle sordide mazzette di stabilità, nello scaricabarile dei burocrati. E pazienza se ciò che dovrebbe essere stabile - un ponte, una scuola, una casa, un ospedale, un lavoro - si scioglie come lacrime dentro la pioggia. Pardon, dentro il nubifragio. Presidenti d’autostrada, di regione, di commissione, sindaci, ministri: «Immane tragedia». Bocche cucite o scucite appena, se all’inchino non corrisponde un capro Schettino; al lavoro gli uffici stampa e gli studi legali. Parola d’ordine: «Tanti morti ma anche tanti eroi che li cercano». Si dimetterà, si è già dimessa solo la dignità. «C’è ancora vita là sotto», dicono i soccorritori. No, non c’è più vita sotto il ponte di Brooklyn di Genova, e non ce n’è nemmeno sotto le zampe di porco del Vitello d’oro. Come il poema di Aurelio Picca: L’Italia è morta, io sono l’Italia. •

di GIANCARLO MARINELLI
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