sabato, 25 novembre 2017
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10.11.2017

Schettino in corsia

Travolti dai vespri, pardon, dai voti siciliani, non siamo stati

attenti a questa notizia: la piccola Sofia Zago, deceduta all’ospedale di Trento per aver contratto la malaria, sarebbe stata contagiata nella struttura, probabilmente attraverso materiale di prelievo infetto. Questo sembra il verdetto dei consulenti della Procura di Trento: infatti, il virus che ha ucciso Sofia apparterrebbe allo stesso ceppo di altre due bambine malate, provenienti dal Burkina Faso, ricoverate in quei giorni al Santa Chiara.

Mai come nelle tragedie, vorremmo evitare la civetteria dell’“avevamo detto”. E però, signor Paolo Bordon, direttore dell’Asl competente, noi l’avevamo scritto: attenzione, a poche ore della morte, a sentenziare l’assoluta estraneità di medici ed infermieri alla vicenda. Attenzione ad assicurare: «Impossibile una trasmissione per trasfusione: qui da noi, solo materiale monouso». E, francamente, sul banco degli imputati ci deve andare anche buona parte della stampa, che ha seguito in modo cieco scenari improbabili e grotteschi: zanzare viaggianti da una parte all’altra del mondo, insetti killer, nascosti tra i bagagli, immuni ad ogni cambiamento di temperatura peggio d’un Alien di ultima generazione. Come si è potuto, con due bimbe colpite dalla stessa malattia e in cura a pochi passi da Sofia, dare credito ad una simile idiozia?

Siamo pronti a chiedere scusa: ma, da quello che si evince, Sofia è morta per la negligenza, l’imperizia di chi doveva curarla. Queste sono armi di certo colpose, ma in grado di mietere vittime come un coltello o una pistola dolosi. Se così fosse: tutti radiati, tutti a casa. E chi ha effettivamente sbagliato, sconti una punizione severissima. Non può pagare solo Schettino.

GIANCARLO MARINELLI
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