martedì, 18 settembre 2018
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03.09.2018

Miglioreranno

Dazn non è il nome d’un antidepressivo o dell’ennesimo bidone acquistato dall’Inter. Ma di una piattaforma digitale che, acquistando 3 partite di serie A per ogni turno, dovrebbe mandarle in streaming. A capo della società c’è il russo Leonard Blavatnik, con un patrimonio di 21 miliardi di dollari. Peccato però che gli investimenti per assicurare la buona visione delle partite non ci siano stati. E’ dall’inizio della stagione che gli abbonati si lamentano. “Stiamo migliorando”, han detto i responsabili; ma anche in occasione di Parma-Juve, le proteste non si contano. Nel silenzio delle Procure, (l’Antitrust sembra aver aperto il solito ignoto fascicolo), il teorema di chi vede in Dazn un modo per le società di intascare fiumi di denaro e un concorrente debole per Sky che sfugge così all’etichetta del monopolista, si fa credibile. In ogni caso, questa è la storica iniquità del sistema pallonaro Italia: quando Vittorio Cecchi Gori comprò i diritti del calcio a discapito di Mamma Rai e Papà Silvio, fu per lui l’inizio della fine. Allora, non si ebbe pazienza: nessuno diede tempo al terzo polo televisivo di “migliorare”: di rinforzare i ripetitori, sviluppare un piano industriale, negando prestiti e fideiussioni. Cecchi Gori, (sia chiaro: un pasticcione come pochi), venne spazzato via con la sua Fiorentina per opera d’un giudice, (nel caso della Viola fallita), condannato poi a 15 anni di reclusione con le accuse di corruzione, peculato, abuso d’ufficio, falso, interesse privato in procedure concorsuali e concorso in bancarotta. Insomma, una formazione di reati da Champions. Piccola consolazione: Spal a parte, chi non ha visto le prime di campionato, s’è perso poco. Tranquilli: Ronaldo, Icardi & c. sono come Dazn. Miglioreranno. •

di GIANCARLO MARINELLI
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