domenica, 21 ottobre 2018
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04.09.2018

La guerra delle capesante

Ci mancavano solo le capesante in questa estate di guerre di confine. Dopo i muri anti-immigrati dagli Stati Uniti all’Ungheria, dopo i respingimenti italiani nelle acque del Mediterraneo o quelli francesi a Ventimiglia, dopo la guerra commerciale a suon di dazi che si sta combattendo tra Usa, Cina ed Europa, ci mancava solo la “guerra delle capesante”. Il fronte è la Manica, i duellanti Francia e Inghilterra, eterni rivali. Anzi, i pescherecci francesi e quelli inglesi, in lotta arcigna per contendersi la pesca del prelibato mollusco al largo della Normandia. Il problema sta nel fatto che i pescherecci francesi possono pescare le capesante solo dal 1° ottobre al 15 maggio, per consentire ai molluschi di rigenerarsi, ma per i britannici non ci sono le stesse restrizioni. Ora, i pescatori francesi esigono che i colleghi di Sua Maestà restino a nord di una linea che corre tra Barfleur in Normandia e Cap d’Antifer a est. Niente da fare. Così si è giunti allo scontro e ad avere la peggio sono stati i britannici, in inferiorità numerica: 5 imbarcazioni contro le 35 francesi. Primo round: lanci di pietre ma nessun danno né feriti. Manca una regola comune per la pesca dei molluschi. Così come manca una regola condivisa dagli Stati europei in tema di immigrazione. L’accordo di giugno prevede ricollocamenti «su base volontaria»: cioè se un Paese non vuole, niente ricollocamenti. E oggi non vuole la Francia di Macron, ma nemmeno l’Ungheria di Orban, fresco di foto con Salvini a Milano. In attesa di regole comuni, non così agevoli in tempi di sovranismo, ad ognuno i suoi respingimenti: navi di migranti o pescherecci inglesi che siano. Benvenuti nell’Europa in cui va di moda volere meno Europa. E auguri a tutti. Anche alle capesante. •

di MARCO SCORZATO
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