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venerdì, 16 novembre 2018

La cafona

Nella finale di tennis Us Open, s’è visto il peggio della cultura sportiva occidentale. Serena Williams, strapazzata dalla giovanissima Naomi Osaka, recita un vergognoso psicodramma. Capendo, punto dopo punto, che il record di vittorie nei tornei Grande Slam sarebbe svanito, se l’è presa con l’arbitro, che ha invece diretto in modo ineccepibile. Comminando sanzioni per avere prima sorpreso l’americana parlare per segni con il suo coach, (come testimoniano le immagini); poi, per aver sfasciato la racchetta. A quel punto la gentildonna l’ha ripetutamente insultato: «Mi devi chiedere scusa»; «Mi hai tolto un punto e quindi io ti chiamo ladro»; «Non rivolgermi più la parola». Fino alla vetta che, da sola, meriterebbe la squalifica a vita: «Si comporta così perché sono una donna; questo è sessismo!». Ci mancava solo: «Perché ho la pelle scura», per farla completa. In verità, la Williams ha optato prima per la strategia della tensione sperando che l’avversaria si innervosisse; poi, non ottenendo risultati, ha scelto di portare la sceneggiata fino all’estremo. Di fatto un “Lei non sa chi sono io”, disperatamente gridato al povero giudice, ma rivolto alla piccola Naomi che l’ha presa a pallate. Ma il peggio è venuto quando, all’alzata della coppa, la nipponica è stata fischiata dal pubblico fintamente patriottico, ma profondamente idiota. «No, applauditela!», s’è messa di mezzo colei che fin lì aveva istigato i suoi pecoronissimi tifosi. Naomi ha detto: «Ho chiesto scusa a Serena. Sapevo che ci teneva tanto. In campo ero una tennista; alla fine, ero solo una bimba molto piccola dinnanzi al suo idolo». La Osaka come la splendida principessa del Xi’an di Mishima. La Williams come una giunonica cafona di Sorrentino. •