mercoledì, 14 novembre 2018
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09.08.2018

In libera uscita

E in mezzo a strade insanguinate ed esplose, a schiavi deportati in un inferno di lamiere e pomodori, a tossicodipendenti, malati mentali e poveri d’ogni specie amputati e fratturati da bande di luridi bastardi che riscuotevano poi l’assicurazione, questa storia ci viene addosso come vento fresco che spazza via la canicola. Due vecchi in Germania, ospiti di una casa di riposo, non vogliono riposarsi più e scappano via. A trovare figli e nipoti? Al lago? No. In un festival di heavy metal. Rock durissimo, dove si spaccan le corde vocali i novelli Iron Maiden. Eccoli là, i due nonnetti, con un bicchiere in mano per la dentiera e l’altro pieno di birra, sballottati da punkabbestia, invasati e tatuati. Ballano, cantano e si chiedono: «Oh, le pastiglie le hai portate?», e allora s’avvicina un ragazzo e vorrebbe vendergli un paio d’anfetamine. «Ma no, ostia (chissà come si dice in tedesco), la pressione! Le pastiglie per la pressione!». Li hanno ritrovati alle 3 del mattino, felici come bimbi, e non ci volevano tornare al ricovero, «Lasciateci qua», ma poi li han convinti, e allora, come due star fuori dal Roxy Bar, li han portati indietro a bordo d’un taxi. E sembra che una volta rincasati - e forse è anche questo il problema: il verbo sbagliato - insomma, una volta ricoverati, messi di nuovo al riposo, l’infermiere gli abbia chiesto: «Ma davvero vi piace l’hard rock?». E quelli, innocenti: «Sordi come siamo, è l’unica musica che riusciamo a sentire bene». Quando sei bimbo scappi per dimostrare al mondo che sei grande. Quando sei vecchio scappi per dire la mondo che in fondo sei ancora un ragazzo. E in questa grandiosa, insensata, invertita ferocia della vita, ciò che rimane - che rimane della fuga - è sempre e solo un amico. •

di GIANCARLO MARINELLI
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