lunedì, 18 febbraio 2019
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17.01.2019

Il vaccino dell’umanità

Solidarietà. Comunità. Responsabilità. Sono parole decisamente fuori moda in anni come questi, puzzano di buonismo o di quello che certa retorica ha tacciato come deriva smidollata della bontà. Poi però un giorno ti svegli e leggi una storia che arriva da Faenza, in Emilia Romagna. Una storia di bambini e genitori, di malattia e di aiuto. È la storia di una classe di alunni di quarta elementare che, in grande maggioranza, si è vaccinata contro l’influenza per consentire a una compagna malata di leucemia di poter tornare a scuola. La bambina ha 9 anni ed è in cura nel reparto di oncoematologia dell’ospedale di Rimini. A maggio ha scoperto di essere affetta da leucemia linfoblastica acuta di tipo B. Da allora, chemioterapia e isolamento a causa dei forti dosaggi dei farmaci che abbattono le difese immunitarie. La bambina riesce comunque a restare in contatto con i compagni grazie alle videochiamate e ad un pc portatile acquistato dalla scuola. Ora, dopo un nuovo ciclo di cure, potrebbe tornare in classe, ma circola l’influenza: un contagio sarebbe pericoloso. Non resta che una soluzione: far vaccinare almeno la metà della classe con l’antinfluenzale. La madre chiede la disponibilità alle famiglie dei compagni e 18 su 26 si sottopongono al vaccino, concesso gratis dalla Regione. In tempi di antivaccinismo militante è una storia esemplare. Ma ci dice molto di più che di una disputa sulla scienza. Parla di noi, di solidarietà e responsabilità, parole spesso travolte da un’atomizzazione della società che, evidentemente, non ha contagiato tutto e tutti. A resistere, e a ricordarcelo, sono una classe di bambini e un gruppo di genitori che non hanno perso il senso di umanità. •

di MARCO SCORZATO
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