lunedì, 24 settembre 2018
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23.08.2018

Il passato infangato

Il disastro di Genova ha mostrato un’ulteriore crepa nella coscienza civile italiana. Perché fino a poco tempo fa, dinnanzi all’incapacità del presente d’essere all’altezza del passato, sotto accusa finivano i figli e non i padri. Anzi, talora il ritornello «una volta le cose andavano meglio», diveniva insopportabile. Per intenderci, certe eccellenze che han fatto la storia nazionale, erano intoccabili, anche quando i loro sbagli erano e sono evidenti. Adesso, no. È talmente basso il livello delle nostre competenze e il senso della nostra responsabilità, talmente piccola la nostra miseria di figli che lo spettro dei padri ci serve come alibi. E allora un gigante come Riccardo Morandi che ha costruito ponti in tutto il mondo e che ha insegnato al mondo a costruirli, accademico in Italia e in Florida, si tramuta in uno sprovveduto, un incapace: «I suoi ponti hanno tutti problemi», «Lui stesso aveva previsto cedimenti», «Quello in Venezuela è venuto giù come quello di Genova» (certo, è stato incornato da una petroliera di 36 mila tonnellate, come dire che le Torri Gemelle buttate giù dagli aerei non erano abbastanza solide). Dinnanzi a tante sciocchezze, ci siamo rivolti a Stefano Pelliciari, ingegnere di lungo e valoroso corso, che ci ha detto: «Morandi è stato un grandissimo: un modello per ognuno di noi. Ma se un regista porta in scena Shakespeare facendolo tradurre da un analfabeta e lo spettacolo fa schifo, la colpa è del Bardo?». Tradurre significa condurre oltre, trans portare. Quello che non sappiamo più fare. E allora c’è un altro ponte che è venuto giù con quello di Genova. Quello che ci lega al nostro passato. Celebrato a prescindere, infangato a prescindere. Dall’altra parte, il futuro parla una lingua misteriosa. •

di GIANCARLO MARINELLI
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