giovedì, 30 marzo 2017
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20.03.2017

Con Cosa Nostra non si scherza

Il deferimento di Andrea Agnelli da parte della Procura Federale della FIGC nulla ha a che vedere con il processo penale ordinario. Eppure, nell’Era dei Motori di Ricerca, dove tutti cercano ma nessuno legge, la Juve di fatto risulta collusa con l’ndrangheta.

La Giustizia Sportiva sull’attività di bagarinaggio: «Agnelli non ha impedito a dipendenti della Juve d’intrattenere rapporti costanti con gruppi d’ultras tramite esponenti della malavita». Nella settimana in cui Davigo ha definito il Legislatore “disturbato mentalmente”, l’accusa dei giudici ci sembra, invece, fin troppo “cervellotica”, (caro Davigo, a differenza sua, critichiamo sempre nel rispetto delle istituzioni). Che vuol dire: «Agnelli non ha impedito»? Che sapeva e si è girato dall’altra parte? O che era solo distratto? La colpa è: l’omertà o l’inconsapevolezza? L’illecito consisterebbe in una omissione: lasciare che qualcuno, (i collaboratori), tenga rapporti con qualcun altro, (gli ultras), tramite l’intermediazione di qualcun altro ancora, (i clan). Ergo, Agnelli avrebbe dovuto non tanto ostacolare gli incontri tra dirigenti e ultras, ma solo quelli organizzati grazie ai cattivi uffici della criminalità organizzata. Cribbio; è tanto intricata ‘sta catena che nell’accusa c’è già la difesa: assai verosimile che Agnelli non sapesse e non potesse sapere. Poi però, il colpo di scena: «Agnelli ha partecipato di persona a incontri con i boss». Ma allora: Agnelli sapeva oppure no? E se sapeva, visto che incontrava i boss, perché poco prima viene accusato solo di «non aver impedito»? Attenzione; stiamo parlando del più infamante tra i reati. Con la Mafia non si scherza. Ma nemmeno con la reputazione di un uomo. Qualunque sia il suo cognome.

GIANCARLO MARINELLI
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