martedì, 17 luglio 2018
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07.12.2017

Come nelle favole

Il circuito teatrale Arteven l’ha già fatto. Il biglietto sospeso. Un abbonato non può all’ultimo andare a vedere uno spettacolo e destina il suo posto a uno studente che entra gratis. Da Napoli, invece, arriva il regalo sospeso, a cui hanno aderito 15 esercizi della città. Chi entra in un negozio per fare il dono natalizio al figlio può, con un leggero sovrapprezzo, destinarne un altro ai bambini bisognosi che sotto l’albero rischiano di non trovare nulla. L’Istat ci dice che la diseguaglianza sociale è aumentata esponenzialmente (18 milioni a rischio povertà). Estendiamo allora “il sospeso” ad ogni zona della vita civile: il teatro, i giocattoli, i vestiti, gli accessori. È uno splendido modo per convertire la società dei consumi in un mercato solidale, come se tramutassimo ognuno di noi in una minuscola e grandiosa Onlus anonima. Un mondo sospeso che cammina insieme con un passo d’incanto. La generosità privata e segreta di ognuno di noi destinata a qualcun altro che non conosciamo. Dare senza neppure sapere chi riceverà. Come un messaggio d’amore dentro una bottiglia. Come Babbo Natale che s’infila dentro ai camini. Ché basta che ci sia un camino, e tutto il resto non conta. Pensare che la sciarpa che s’incrocia alla nostra nel metrò, il pupazzo che un bimbo ci sventola in faccia mentre attraversiamo la strada, due ragazzi che parlano di Romeo e Giulietta, al bar, che hanno visto la sera prima. Pensare che tutto sia successo perché, un po’, l’abbiamo voluto, donato noi. In fondo, ricchi e poveri vivono costantemente sospesi nell’incubo d’un peggioramento o nella speranza d’un miglioramento. Tra quell’incubo e quel sogno, sta solo a noi metterci solida e incrollabile la sicurezza di un ponte. Di una favola. •

GIANCARLO MARINELLI
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