lunedì, 24 settembre 2018
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02.09.2018

Vicenza, è arrivata la stagione delle scelte

Per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande”. Quando in televisione andava in onda Carosello questa frase, pronunciata da un imbianchino che si faceva largo nel traffico milanese, diventò un tormentone, così come la riposta del vigile urbano:“Non serve un pennello grande ma un grande pennello”. Il testo dello sketch pubblicitario è il miglior suggerimento per la giunta che governa il capoluogo. Domani si riparte, il cantiere Vicenza apre. Prioritario per Francesco Rucco sarà convincere fedeli scudieri, alleati e cittadini che non ha pronte armi e bagagli per passare in Lega lasciandosi alle spalle il passaporto di “civico”. Alle indiscrezioni riportate da questo giornale, Rucco non ha replicato con una secca smentita, o assicurando che l'eventuale passaggio non avverrà se non dopo la fine del mandato da sindaco, ma con una frase più morbida “non sono tesserato, non escludo in prospettiva di aderire ad un partito, se questo rappresenta i miei valori e ideali”. La partita per la presidenza della Provincia potrà aiutare a far chiarezza, vedremo chi Rucco appoggerà nel caso i candidati siano un civico e un leghista. Tornando alla ripresa settembrina il sindaco sa bene che non sarà più sufficiente ammantare l'intera attività di giunta dell'azione pur generosa del principe delle rotatorie. Si profila all'orizzonte la scadenza dei cento giorni, con essa il momento di passare dal pennello grande col quale finora si sono cancellate porzioni di corsie preferenziali o invertiti sensi unici, al grande pennello e cominciare a dare corso al programma, quello vero. Per Rucco e i suoi “fratelli” è arrivata la stagione delle scelte, il momento di fornire la cifra di questo esecutivo, facendo sentire alla città il profumo del cambiamento, il peso della discontinuità propagandato in campagna elettorale. Un grande pennello servirà anche alla politica nazionale. Una mano di bianco per cancellare il nome “Pd” e avviare il nuovo corso di una sinistra in cerca di autori ed elettori. Un'altra per modificare la ragione sociale del movimento, una volta solo padano. Salvini ha già provveduto in proprio a ritinteggiare i colori della maglia, da verde ad azzurro, a raschiare la parola “nord” dall'adesivo, a pensionare Alberto da Giussano, ma la cancellazione storica potrebbe essere imposta dai tribunali il 5 settembre. Con o senza sede e logo originali, oggi non esiste pennello talmente grande da cancellare l'enorme consenso accreditato a quella che per ora continuiamo a chiamare: Lega. •

di LUCA ANCETTI
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