sabato, 20 gennaio 2018
CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

03.01.2018

Se lo Stato paga alle calende greche

Tra gli appunti per la campagna elettorale, già cominciata da tempo, i candidati di ogni colore dovrebbero annotare e proporre un sistema plausibile per far sì che lo Stato diventi un cliente solvibile. O meglio, un cliente che sappia onorare i debiti contratti con i propri fornitori (migliaia di imprese sparse in giro per la penisola) in tempi ragionevoli. Che poi vorrebbe dire entro trenta giorni, come succede negli altri Paesi europei. Sembra un ragionamento puramente contabile, in realtà dalla soluzione di questo atavico problema dipendono le sorti di migliaia di lavoratori appesi al filo dell’inadempienza contrattuale di quello che dovrebbe essere il pagatore più corretto e sicuro: la pubblica amministrazione. Succede invece che imprese in grado di esibire bilanci in utile e salubri, grazie appunto a queste commesse, poi rischino di finire in fallimento perché i crediti non vengono onorati in tempo per far fronte agli altri crediti che fornitori e vantano nei confronti delle stesse imprese. Un esempio aiuta a capire. Supponiamo che un’impresa ottenga una grossa commessa, diciamo di dieci milioni di euro, da parte di un Comune. Grazie a questo ordine il bilancio aziendale dell’esercizio, redatto secondo i criteri di competenza, chiude in un luminoso utile. Già, ma se nel frattempo il Comune, per vincoli legislativi, rinvia il pagamento alle calende greche, succede che, secondo i criteri di cassa, l’azienda finisce in ginocchio perché non può pagare gli stipendi e non può onorare le fatture (emesse a 30 giorni) degli altri fornitori. Morale della favola: il bilancio è in piena salute ma l’impresa muore. Negli ultimi anni qualcosina è migliorato ma al momento la media dei pagamenti del pubblico è ancora attorno ai cento giorni. E quando si parla di media, vuol dire che molti enti locali sono ben oltre. Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza, nella sua intervista di fine anno a questo giornale, aveva parlato apertamente di emergenza. Perché anche nel Vicentino ci sono diversi casi di aziende sane che rischiano di morire “disidratate” dalla mancata iniezione di liquidità causata dall’inadempienza contrattuale del pubblico. I candidati che fossero capaci di portare una proposta seria in grado di radere al suolo la montagna di oltre 60 miliardi di debiti commerciali accumulati dalla pubblica amministrazione, e poi di rispettare i 30 giorni per i pagamenti futuri, darebbero un senso a questa campagna elettorale che un senso, al momento, non l’ha ancora trovato. •

di MARINO SMIDERLE
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1