domenica, 21 ottobre 2018
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25.08.2018

Se la politica scherza col fuoco

Il copione non è nuovo. Tutte le volte che le cose volgono al peggio, soprattutto sul fronte economico, il governo di turno invoca complotti o congiure. Spesso internazionali. In ogni caso ad opera dei soliti speculatori. E’ successo con Renzi, e i famosi «gufi» che tifavano contro le sue riforme. E si ripete oggi che, a Palazzo Chigi, c’è il governo del «cambiamento». Da questo punto di vista, ha ragione il presidente di Confindustria, Boccia, quando invita tutti i partiti e i ministri a comportamenti responsabili. Mettendo in guardia da una gestione allegra del deficit. Per un Paese come il nostro che registra il secondo debito d’Europa (il primo è della Grecia) c’è poco da fare: o si mandano segnali di rigore sul fronte dei conti o c’è davvero il pericolo che quegli stessi conti esplodano trascinando il Paese sull’orlo di una nuova crisi finanziaria. Le avvisaglie che arrivano in questi giorni sullo spread non sono affatto da prendere sottogamba. Va poi ricordato che la cosiddetta «speculazione» non fa battaglie politiche, non è contro il governo. Nessun fondo di investimento internazionale ha mai guardato al colore degli esecutivi. Ma, piuttosto, gli operatori analizzano le scelte concrete di un Paese e, in particolare, esaminano con cura le politiche economiche che intende mettere in campo. Su entrambi i versanti, i primi mesi di navigazione del governo Conte, non hanno fornito punti di riferimento precisi. Non è un caso se l’agenzia Moody’s, dopo aver rivisto al ribasso le stime di crescita del Paese, ha fatto slittare ogni decisione sul rating in autunno, quando sarà chiaro il perimetro finanziario della prossima legge di bilancio. Ma a rendere ancora più incandescente il prossimo autunno c’è anche un contesto internazionale per nulla rassicurante, dal protezionismo di Trump alla fine dell’acquisto dei titoli pubblici da parte della Bce. Perciò, sarebbe davvero irresponsabile limitarsi a gridare contro la speculazione e a giocare con il fuoco alimentando nuovo deficit per rispettare le promesse elettorali, dalle pensioni al reddito di cittadinanza fino alla flat tax. La questione, infatti, non è l’Europa né quella di ottenere da Bruxelles qualche margine di flessibilità in più sul fronte della spesa. Tocca invece al governo e all’intero Paese conquistare e meritare sul campo la fiducia dei mercati. E’ questa la materia prima che serve all’Italia per uscire dalla crisi e per ricominciare a crescere. Strade alternative o semplici esercizi muscolari rischiano di avere l’effetto contrario. •

di ANTONIO TROISE
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