lunedì, 19 novembre 2018
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31.08.2018

Roma aspetta il nuovo Nerone

Qualcuno è arrivato addirittura ad invocare un Nerone moderno che possa ripulire la città grazie ad un nuovo, grande incendio. A Roma ormai è morta anche quell’ironia che dai tempi del famoso Pasquino riusciva a far ridere anche sulle disgrazie che nei secoli hanno colpito la capitale della cristianità e dell’Italia. E i romani sembrano essersi rassegnati ad un declino che rischia di far morire una delle città più belle del mondo. L’ultimo episodio ieri con il crollo del tetto della Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami ai Fori Imperiali. Un pezzo di storia, e che storia, che si abbatte con la violenza di un uragano su una città martoriata. Altro che una delle capitali dell’Europa! Roma sempre di più assomiglia ad una capitale africana. Basta girare per la città per capire cosa sta succedendo e cosa si riesce a non fare per dare una speranza a chi ci vive. Infestata dai topi, si dice siano milioni, visitata dai cinghiali che arrivano a ridosso di San Pietro, invasa dalle erbacce negli spartitraffico delle arterie urbane, allagata ogni qualvolta subisce qualche ora di pioggia, invasa e soffocata dai rifiuti al punto che c’è chi parla di rischi per la salute e la sicurezza, con il pericolo di incendi che già si sono sviluppati soprattutto in periferia. Senza parlare poi degli autobus che si incendiano ormai al ritmo di due-tre al mese. Il traffico caotico e paralizzante è solo un di più, tanto per non farsi mancare nulla. Se poi vogliamo parlare di cosa si studia nelle stanze del Campidoglio per risolvere questi problemi, allora scivoliamo nel ridicolo. Dalle pecore da utilizzare per rimettere ordine nelle aiuole in cui l’erba non tagliata arriva in qualche caso ad altezza d’uomo, alla proposta di sterilizzare i topi, e qualcuno dovrebbe spiegare come questo può essere realizzato (se n’è parlato in Consiglio comunale...) e con loro anche i cinghiali che varcano le porte della città. Insomma, siamo all’avanspettacolo. Ben inteso, non tutta la colpa può essere attribuita al sindaco Virginia Raggi e alla nuova amministrazione comunale: molti problemi vengono da lontano, ma certo è, per usare una tipica espressione romanesca, che la Raggi alla città ha dato «una mano per la calata». Soprattutto con iniziative estemporanee come quelle accennate. Così qualcuno comincia ad invocare una nuovo Nerone che faccia un po’ di pulizia. La leggenda racconta che l’imperatore romano, guardando Roma che bruciava, si fosse messo a suonare la lira e a cantare. Quello che dovesse arrivare dubitiamo fortemente che possa fare la stessa cosa. Al più si metterebbe a piangere. •

di RICCARDO BORMIOLI
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