venerdì, 21 settembre 2018
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08.02.2018

Naja obbligatoria e addio alle armi

Salvini afferma che contro i rigurgiti razzisti e il terrorismo occorre reintrodurre la naja obbligatoria. Per quanto riguarda la lotta a Isis, Al Qaida il discorso del leader della Lega francamente fa acqua. Per combattere efficacemente il terrorismo serve prima di tutto maggiore integrazione tra gli 007 dei vari Paesi. Ed un più stretto rapporto tra queste intelligence europee e le varie forze dell'ordine che agiscono sul territorio. Inoltre per affrontare gente armata e pericolosa (per non parlare dei kamikaze...) servono professionisti e non ragazzini male addestrati che per sei mesi imbracciano un’arma. Resta il controllo delle aree sensibili (monumenti, sinagoghe, altri luoghi di culto) e di alcune manifestazioni e concerti. Anche in questo caso le esperienze che si stanno già facendo in alcune città convincono fino ad un certo punto. La sensazione (speriamo di sbagliarci, ma è così) è che questo tipo di prevenzione stia funzionando perché nessuno sino ad ora ha deciso seriamente di compiere una qualche azione dimostrativa. Per carità, meglio questo che niente, ma le divise davanti ai monumenti non sembrano un’idea risolutiva. Discorso diverso riguarda invece l’ipotesi di una naja obbligatoria contro i rigurgiti razzisti e dunque- aggiungiamo noi- per favorire conoscenza reciproca e integrazione. Non dobbiamo dimenticare che la naja obbligatoria, un tempo, serviva certamente per avere un esercito in piena operatività in periodi di guerra fredda, ma anche a far avvicinare i giovani in una Italia ancora socialmente, economicamente e culturalmente divisa. Non era crudeltà dei vertici militari mandare un giovane di Capo Passero a far la guardia a Bressanone o un triestino a Palermo. In quell’Italia rurale molti ragazzi non si sarebbero allontanati dal proprio paese per tutta la vita se non fosse stato per la chiamata alle armi. Oggi la situazione è diversa ma la filosofia di base potrebbe essere la stessa: il figlio di immigrati stranieri, abituato già a scuola a confrontarsi con la società italiana potrebbe completare il suo percorso di integrazione attraverso alcuni mesi a contatto con i coetanei e lontano da casa. Certo, dovrebbe essere un servizio militare con regole moderne ed orientato al sostegno alle popolazioni. Non con la vecchia logica della «guardia al bidone». In questo caso Salvini proponendo la naja coglie dunque nel segno, anche se scontenta tanti elettori del domani. Ma alla fine ciò che intessa non è chi vota a marzo? •

di LORENZO BIANCHI
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