domenica, 23 settembre 2018
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26.08.2018

La manifattura di nuovo al centro

L’economia italiana rallenta. La Commissione Europea - ma anche Istat e Fmi confermano il trend - ha rivisto al ribasso le stime di crescita del nostro pil: da 1,5% a 1,3% nel 2018 e da 1,2% a 1,1% nel 2019. Una delle peggiori performance d’Europa, che in media cresce attorno al 2%. Anche il Regno Unito, nonostante Brexit, fa meglio. Come invertire la tendenza? Molti - soprattutto certi politici - vorrebbero rottamare il sistema industriale e puntare tutto su settori “non manifatturieri” quali green economy, cultura, turismo, white economy. Il potenziale di questi settori è indubbio ed è importante valorizzarli, ma sarebbe un errore considerarli alternativi alla manifattura. Si tratta piuttosto di sentieri integrativi della crescita industriale. Essi diversificano l’economia, stimolano la creazione di nuove professioni, possono innescare circoli virtuosi con l’industria. Ma non la sostituiscono. Perché hanno un effetto moltiplicatore sull’economia generalmente inferiore, sono difficilmente esportabili, hanno un impatto più limitato su ricerca e innovazione. In Italia l’industria rimane centrale. Siamo ancora la seconda manifattura in Europa e la quinta nel mondo. Dalla produzione industriale provengono quasi il 95% delle esportazioni e gran parte del surplus commerciale. La manifattura è fondamentale per la nostra crescita per almeno tre motivi: 1) l’effetto moltiplicatore sul resto dell’economia; 2) l’elevata intensità d’investimenti in ricerca; 3) l’impatto su innovazione e produttività. Questi effetti sono superiori nella manifattura rispetto ai servizi. Innanzitutto, per ogni euro in più di domanda di manufatti si stima un effetto moltiplicatore - un incremento di output in altra manifattura e in servizi collegati – di 1,5-2 volte. Inoltre, il settore manifatturiero è la maggiore fonte d’investimenti in ricerca e sviluppo (2/3 del totale in Europa e oltre il 70% in Italia). Infine, il manifatturiero è propulsore d’innovazione – genera il 50% della spesa in innovazione nell’UE - e di gran parte degli incrementi di produttività dell’intero sistema economico. Per l’Italia è importante riscoprire e valorizzare il manufacturing. Investendo nelle produzioni ma anche in infrastrutture, ricerca, scuole tecniche e formazione. La Germania l’ha fatto e le imprese tedesche sono al vertice di filiere internazionali. Un manifatturiero avanzato è fondamentale. Per non essere travolti dalla prossima rivoluzione industriale. E per tornare a crescere. •

di MARCO MAGNANI
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