lunedì, 24 settembre 2018
CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

10.09.2018

La ghigliottina democratica

Nel bel film francese fuori concorso a Venezia 75, “Un popolo e il suo re”, svettano le contrapposizioni insanabili tra le élite in fuga e i cittadini affamati, in rivoluzionaria emancipazione dalla monarchia, affidate al potere della ghigliottina dopo lo straordinario processo sul palcoscenico della storia. È lo scontro dialettico tra potere e piazza. Più di due secoli dopo il dibattito sul populismo in Europa e in Italia, dove per la prima volta in un grande paese alla guida c’è una coalizione che si richiama con evidente enfasi al popolo contro l’establishment - come se tutti i governi in democrazia non fossero emanazione del voto -, ravviva contrapposizioni nel tempo drasticamente modificate. Conflitti che rimangono perché le differenze (di classe?) esistono. Da decenni le questioni economiche hanno preso il sopravvento nelle agende dei governi. Non potrebbe essere diversamente perché il benessere degli Stati è condizionato dall’efficienza del loro apparato produttivo. In una competizione economica globale che non attende nessuno. Detto tutto ciò, è evidente che la seconda manifattura più importante d’Europa, e una delle prime sette al mondo, deve avere una barra diritta. Tanto più che siamo un Paese ad alto debito e che ha nell’euro il suo perimetro di responsabilità se non vuole consegnarsi ai sospetti del mercato, alle fughe di capitali e all’infarto del tasso di cambio. È bastato che per due giorni cambiasse il linguaggio di Salvini e Di Maio perché lo spread si raffreddasse e tornasse la bonaccia (fino a quando?) per i tassi. Immediati i benefici per i conti pubblici prossimi alla prova del Def, della legge di Stabilità e di conseguenza dei mercati che ci prestano 850 miliardi. Il governo ha il dovere di perseguire i suoi obiettivi, per i quali gode di un vasto consenso (33,5% la Lega, 30% M5S), con l’accortezza che le riforme non devono sfidare l’Europa. Sterilizzazione dell’Iva, uscita dalla Fornero con quota 100 pensionabile a partire dai 63/64 anni, reddito di cittadinanza e riforma tributaria, che ormai recitiamo come una giaculatoria, hanno costi che devono armonizzarsi nella legislatura per evitare la febbre finanziaria che ci metterebbe di nuovo in crisi. Le promesse elettorali dovranno essere diluite. La nuova politica che capisce i meccanismi dei social dovrà rispettare gli impegni con la Ue. La piazza è sempre più svincolata dall’ideologia ed è pronta a rinnovare la ribellione alle nuove élite. Il Pd che in tre anni passa dal 40 al 18% è il barometro del cambiamento: la ghigliottina democratica. •

di IVANO TOLETTINI
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1