domenica, 23 aprile 2017
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19.11.2016

Immortalità
ibernata

Una ragazzina inglese è morta di cancro, ma prima aveva chiesto e ottenuto di essere ibernata. Cioè che il suo corpo fosse conservato alla temperatura di meno 196 gradi, condizione che dovrebbe garantirne l’incorruttibilità per secoli. In modo da essere scongelata quando l’umanità avrà trovato le cure contro il male che l’ha stroncata. Così lei potrebbe tornare a vivere, guarire e vivere una vita più lunga dei 14 anni che ha avuto.

C’è un doppio sogno, nel desiderio di questa ragazzina: non morire così presto, e possibilmente non morire mai. È il sogno dell’immortalità. Il sogno umano per eccellenza. È stato detto, e mai sentenza fu più profonda: «Qualunque cosa faccia, l’uomo la fa sempre per non morire». Una cattedrale, un ponte, un libro.

La vita dell’uomo e la storia dei popoli vanno avanti per questa forza che le spinge. Ma ciò che l’uomo soprattutto fa per non-morire è la prole, qualche figlio, almeno uno, una. Chi muore avendo dei figli sopravvive in loro. Perciò una vita che si conclude senza figli, o prima di avere figli, è troppo vuota o troppo corta. Non so se questa 14enne sentiva tale mancanza, a livello conscio probabilmente no, ma a livello inconscio avvertiva come non-vita una vita breve. Voleva una vita intera. Ne parlava con tutti. Papà e mamma sono separati, e hanno espresso giudizi separati: il papà ha detto «no» all’ibernazione, la mamma ha detto «sì». Il papà è il cervello, la mamma è il cuore. Credo che il cuore abbia capito questa bambina più del cervello. In fondo, si trattava di fare l’operazione più difficile che un essere umano possa affrontare: guidare un altro essere umano ad accettare la morte. Se c’era una strada possibile, era quella che la mamma ha percorso. Qui ci muoviamo nel territorio senza speranza e senza ragione, dove la nostra mente è costretta a inventare. Qui due menti, della figlia e della madre, hanno inventato la morte-a-tempo, che dura anni o secoli, ma non è definitiva. La ragazzina se n’è andata con questa speranza. Ho detto «due menti», ma dovevo dire tre: poiché padre e madre sono separati, occorreva un terzo parere, decisivo: quello del giudice, cioè dello Stato, cioè di noi. Il giudice è andato a trovare la ragazza e ha parlato con lei. E ha approvato la sua decisione. Ciò non significa affatto che il Diritto afferma la morte-a-tempo e la resurrezione. La scienza le esclude. Sono sogni. Ma significa che morire sognando è il modo meno crudele di morire.

FERDINANDO CAMON
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