venerdì, 22 marzo 2019
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16.02.2019

Il vero scontro sulla riforma

Il ministro Stefani «ha illustrato in Consiglio dei ministri i contenuti delle intese sulle richieste di autonomia differenziata delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ai sensi della Costituzione. Il Consiglio ne ha preso atto e condiviso lo spirito». Sono le parole ufficiali divulgate ieri da palazzo Chigi. Tradotto: i testi dell’autonomia ci sono. Ma serve la volontà politica di portarli al voto finale. Appena due anni fa, un “verbale di Governo” così sarebbe stato salutato come clamoroso. Ma l’attesa che si è creata soprattutto dopo il massiccio referendum veneto di ben 16 mesi fa (2,27 milioni di “sì” all’autonomia) sembra non sia più in grado di cogliere la difficoltà di ogni passo che avvicina la meta. C’è tanta voglia di traguardo. E invece a dimostrare che quel passo è rilevante, anche se non certo definitivo, c’è proprio il fatto che in Italia e a Roma si è scatenata la bagarre. Col Paese spaccato che si rispecchia nei titoli di giornale. Ma a questo punto dobbiamo dirci chiaramente che la vera divisione non è affatto tra partiti, con Lega “pro” e 5Stelle “contro”. Lo dimostrano le dichiarazioni dei grillini veneti a favore dell’autonomia. Di liti tra partiti ne abbiamo già viste tante: la spaccatura è molto più seria. L’autonomia infatti comporta due sfide campali. Da una parte significa per forza ridimensionare il potere di Roma capitale, ed è fin troppo evidente che dietro molte reazioni c’è anche la rabbia di chi nei Ministeri è sempre stato abituato a gestirlo, quel potere. Dall’altra significa dover rivedere il “come” vengono distribuite le risorse pubbliche nel Paese, e questo crea fratture tra politici eletti in una regione e nell’altra. Sono almeno 10 anni che studi anche governativi dicono una realtà dei numeri: laddove le risorse pubbliche vanno con più intensità, la gestione dei servizi per la comunità lascia più a desiderare. Laddove la gestione pare un po’ migliore, arrivano meno risorse per il cittadino. Attenzione: qui non è questione di rinfacciarsi “è colpa tua”, ma di arrivare a un risultato che faccia bene a tutti. La sfida da vincere quindi è ben chiara per chi voglia guidare Veneto, Lombardia, Emilia. Ed è difficile: da una parte riuscire a dimostrare nei primi anni di saper gestire un po’ meglio scuola, o ambiente, o trasporti, anche «con gli stessi soldi che ci dava lo Stato», senza prendere un euro di altre Regioni. Dall’altra dimostrare così proprio a quelle Regioni arrabbiate la vera tesi del “più autonomia” dallo Stato” (il quale resta comunque il cardine della Repubblica): essere più efficienti, a Nord e a Sud, si può. Sarà dura •

di PIERO ERLE
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