domenica, 23 settembre 2018
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27.08.2018

Il paradigma machiavellico

Matteo Salvini è un machiavellico repubblicano. Da tre mesi l’azione dell’esecutivo populista del cambiamento è scandita dalle manovre del leader leghista in materia d’immigrazione che sul respingimento gioca le sue carte contro Bruxelles, consapevole che in economia i conti non stanno tornando e le promesse elettorali faranno fatica ad essere mantenute. Una strategia rischiosa per i risparmiatori e le nostre imprese misurata dallo spread in tensione, ma che paga sul piano del consenso. La crescita sta rallentando, il 2019 si annuncia come un anno complicato anche per la politica monetaria di Francoforte che conoscerà il nuovo governatore al posto di Draghi, mentre sullo sfondo rimane il nodo irrisolto del binomio liberismo-globalizzazione che costituisce un limite alla redistribuzione delle risorse su scala planetaria ed è all’origine delle migrazioni di massa dal Sud al Nord. Certo è che il nuovo fronte di scontro istituzionale, quello tra potere esecutivo e giudiziario inaugurato da Salvini dopo l’inevitabile iscrizione sul registro degli indagati per la vicenda Diciotti, sa di “già visto”. Il ministro non è uno sprovveduto ed era consapevole che nel momento in cui impediva il trasferimento dei migranti dal ponte italiano (la nave è territorio nazionale) al suolo siciliano, limitando la loro capacità di movimento, commetteva una forzatura. Che poi sia un reato questo è un altro paio di maniche. Ed era altresì consapevole che i magistrati sarebbero intervenuti perché in caso contrario avrebbero commesso un’omissione in atti d’ufficio: l’ordinamento prevede l’obbligatorietà dell’azione penale. Salvini alza costantemente il livello del confronto istituzionale per occupare lo spazio mediatico che in seguito alla tragedia di Genova era piantonato dai Cinque Stelle. La competizione politica è interna al governo perché il Pd appare fuori gioco per assenza di leadership e di messaggio. Il pretesto dei 177 migranti, di cui 100 presi in carico dalla Chiesa, serve al leghista per ribadire il suo stile di comunicazione inusuale per un ministro degli Interni (il tweet che annunciava la cattura del presunto stupratore di Jesolo è emblematico, confermato dalla chiamata popolare alla condivisione dell’avviso di garanzia per alzata di mano alla sagra di Pinzolo) e dimostra di conoscere bene i “Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio” su come si manovra il potere in modo spregiudicato. Il suo “paradigma politico” in ascesa fa discutere, ma è destinato a condizionare le scelte del Paese per anni. •

di IVANO TOLETTINI
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