lunedì, 24 settembre 2018
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03.09.2018

Il campanello d’allarme

L’Italia dà l’idea di uno di quei soggetti economici che indebitato oltre ogni limite va incontro al dissesto con baldanzosa incoscienza. Tanto la colpa è dei creditori esosi o del destino cinico e baro. La partita che si gioca sui conti pubblici è l’emblema della complessità (o cinismo della politica, fate voi) di chi promette la riforma della Fornero (pensioni), l’assegno di 780 euro per gli svantaggiati (reddito di cittadinanza anche per le oltre 150 mila persone che vivono di criminalità organizzata al Sud e che non hanno un reddito ufficiale ma che saranno mantenute) e la riforma tributaria con la doppia aliquota, senza spiegare per tutto ciò dove si troveranno le coperture finanziarie. Servono 6 miliardi per avviare le riforme del cambiamento, ma ogni manovra comporterà il surriscaldamento dei tassi. L’avversione a questa Europa da parte dell’attuale élite politica nazionale, anche se una delle fonti della crescita delle aziende italiane è il mercato unico, avrà ripercussioni negative. La febbre da spread che rischia di stabilizzarsi attorno a quota 300 è un altro sintomo che incide sulle stime economiche. Se ciò avvenisse a fine 2019 costerebbe non meno di 6 miliardi anche per le dichiarazioni avventate di chi è sempre in campagna elettorale. Ma di solo consenso, anche in democrazia, non si vive. Lo insegna il 2011. Perché gli investitori internazionali che valgono per l’Italia quasi 800 miliardi di euro di titoli pubblici sono sempre più titubanti e vanno rispettati. Come fa il ministro Tria. Predica coerenza con gli impegni presi con Bruxelles. Sono i soci di riferimento dell’esecutivo a marcare a giorni alterni la discontinuità. Lega e M5S in perenne competizione stanno affilando i coltelli verso la predisposizione della legge di Bilancio 2019. C’è da attendersi uno scontro soft, perché la maggioranza delle convergenze parallele ha tutto l’interesse a continuare il viaggio, nonostante gli impegni con i rispettivi elettorati dovranno essere diluiti. Se non si vuole che il piatto pianga. La solidità del manifatturiero (soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto), è il balsamo per i conti pubblici. Ai concreti timori degli imprenditori ha dato voce il presidente di Confindustria Boccia che ipotizza la discesa in piazza. I messaggi di troppi leader peccano di presunzione economica. Riecheggiano l’ultimo governo Berlusconi. L’Italia non è la malata d’Europa a patto che la fine degli aiuti Bce non coincida con il logoramento dell’esecutivo. I tassi dei Btp in rialzo sono un campanello d’allarme. •

di IVANO TOLETTINI
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