martedì, 19 febbraio 2019
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20.01.2019

Così i giovani pagano il conto

Dopo mesi di discussioni, le pensioni a quota 100 e il reddito di cittadinanza hanno preso forma. Per comprendere le implicazioni per la finanza pubblica di questa riforma, occorre ricordare che la pensione di coloro che usufruiranno di quota 100 sarà erogata in parte con il metodo contributivo ed in buona parte con il metodo retributivo. Il metodo contributivo prevede che, a seguito di un pensionamento anticipato, l’incremento di spesa dovuto al fatto di pagare la pensione per un numero maggiore di anni sia compensato nel tempo da una riduzione dell’ammontare della pensione annua. Un tipo di compensazione così diretta non è invece presente nel metodo retributivo. È quindi la presenza di una parte di pensione retributiva che determina il «vero» costo del provvedimento per la finanza pubblica, e di conseguenza l’ammontare di risorse che sono distribuite ai beneficiari della riforma e fatte pagare alla collettività. Ovviamente è perfettamente legittimo che un intervento di politica economica redistribuisca le risorse tra diverse categorie di soggetti. È tuttavia altrettanto legittimo chiedersi se sia opportuno distribuire risorse a favore di soggetti che, avendo una pensione calcolata in buona parte con il metodo retributivo, godono mediamente di una copertura pensionistica maggiore rispetto alle generazioni che andranno in pensione in futuro in base al solo metodo contributivo. Inoltre, il fatto di destinare maggiori risorse alla previdenza, va valutato all’interno del quadro generale della spesa pubblica, che allo stato attuale è già sbilanciata verso il comparto pensionistico a discapito di altre voci tra cui istruzione, politiche per il mercato del lavoro e sostegno al reddito. In linea con questo quadro generale sembra essere il secondo provvedimento del governo, ossia il reddito di cittadinanza, che vuole combinare sostegno al reddito e politiche attive per il mercato del lavoro. Tuttavia, la declinazione concreta dell’intervento lascia spazio ad una serie di criticità importanti (di cui probabilmente la più rilevante fa riferimento ai dubbi sull’efficienza e l’efficacia dei centri per l’impiego) che avrebbero richiesto un approccio più graduale, partendo da una attenta valutazione e da una progressiva estensione degli strumenti già esistenti come il reddito di inclusione. • *Professore Associato di Scienza delle Finanze Università degli Studi di Verona

di ALESSANDRO SOMMACAL*
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