martedì, 25 settembre 2018
CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

05.09.2018

Chi paga il conto della manovra

La coperta è corta. O, per dirla con le parole dell’ex ministro Padoan, il «sentiero è stretto». Ma la sostanza non cambia: la situazione dei conti pubblici non consente di allargare più di tanto i cordoni della borsa, nonostante le promesse fatte durante la campagna elettorale. Il timore è che per far quadrare conti e promesse, a partire dal reddito di cittadinanza che per Di Maio si è trasformato in un autentico vessillo, il governo approvi una serie di operazioni che alla prova dei fatti rischiano di essere fallimentari. Un primo banco di prova è in questi giorni il decreto «Milleproroghe» dal quale per fare cassa la maggioranza ha sfilato, con quello che i sindaci hanno definito «un colpo di mano notturno» un miliardo e 600 milioni già stanziati per qualificare le periferie urbane degradate. Uno «scippo» contro il quale i primi cittadini sono pronti a fare le barricate. A questo punto il sospetto è che, per fare cassa e rispettare gli impegni, il governo sia pronto a utilizzare tutte le carte, compresa quella di spostare risorse da capitoli di spesa ad altri, pur di trovare le coperture. E che il caso dei fondi alle periferie sia solo il primo episodio. Proprio la battaglia sul reddito di cittadinanza, rischia di trasformarsi in un pericoloso crocevia. La domanda a questo punto diventa: chi pagherà il conto dell’operazione? Il timore è che a farne le spese possano essere investimenti o spese produttive. Del resto se si vuole davvero farlo partire nel 2019, bisognerà fare delle scelte, rinunciare a qualcosa. I numeri sono noti: dare circa 800 euro ogni mese ai cittadini che si trovano in condizione di povertà e a tutti coloro che non hanno un lavoro, costerebbe alle casse dell’erario qualcosa come 15 miliardi all’anno. Più o meno l’1% del Pil. Chi pagherà il conto, quindi? La risposta arriverà solo con la prossima Finanziaria. È chiaro, però, che il governo non potrà ricorrere a nuove tasse: rischierebbe di perdere il consenso conquistato. Mentre l’altra strada, quella di un incremento del deficit, magari sforando il tetto del 3%, rischierebbe di far deragliare i conti. Insomma, un bel rebus. Ma quello che va evitato è quanto successo troppe volte nelle manovre degli ultimi anni, il caso di un governo che con una mano dà e con l’altra prende. Una partita di giro che spesso è servita a spostare risorse da capitoli dedicati a crescita e investimenti a quelli dell’assistenza. E in questo caso i sindaci beffati potrebbero essere solo le prime vittime. •

di ANTONIO TROISE
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1