lunedì, 10 dicembre 2018
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09.09.2018

Alla ricerca del confronto

Il realismo in campo economico, manifestatosi con l’operazione, Ilva, potrebbe aprire la nuova stagione del governo. È l’auspicio unanime emerso dal forum che il GdV ha voluto allestire con associazioni di categorie e sindacati in coincidenza con i 100 giorni dell’esecutivo e la ripresa post vacanze. I cinque ospiti hanno espresso la speranza che finalmente anche il premier e i suoi ministri vogliano apparecchiare a livello nazionale un tavolo di confronto con i corpi intermedi, tornando a riconoscere loro il ruolo di interlocutori privilegiati del dialogo e dibattito sociale. Hanno poi manifestato l’aspettativa che l’ esecutivo, in particolare la coppia dei vicepremier, si conceda una tregua dalla campagna elettorale e finalmente dia modo al Paese di comprendere le reali intenzioni sul versante della politica industriale e la strategia che ispirerà la stesura della legge di stabilità. La finanziaria inevitabilmente finirà per assomigliare all’anima che prenderà il sopravvento fra le numerose “entità” che sono emerse all’interno della maggioranza. Agostino Bonomo, Luciano Vescovi, Grazia Chisin, Raffaele Consiglio e Giampaolo Zanni hanno, per ora, sospeso il giudizio verso il nuovo corso giallo-verde, non potendo, però, esimersi dal registrare che, fino all’accordo di Taranto, il governo non era andato oltre gli slogan e le dichiarazioni roboanti, e che l’unico altro passo concreto dei primi 100 giorni, il decreto dignità, ha il sapore della risposta vecchia a complessità nuove. Dal dibattito, ospitato nella sede della nostra redazione, è arrivata la conferma che nel Vicentino il dialogo sociale è sereno, costruttivo, propositivo, pur nella differenza e talvolta contrapposizione di opinioni e valutazioni, e che, se qualcuno a Roma pensa di utilizzare come metodo quello di mettere botteghe, piccole e grandi imprese le une contro le altre, difficilmente farà presa da queste parti. Presidenti e segretari hanno. Infine, manifestato preoccupazione sul percorso che dovrebbe portare all’autonomia. Fermare o solo rallentare il cammino parlamentare, mettendo in discussione la strada della legge delega, significherebbe sancire, non solo in forza del risultato elettorale di marzo, la divisione in due dell’Italia. Il Paese può permetterselo? Certamente no, e allora né Di Maio e i suoi Cinquestelle, così forti al Sud, ma nemmeno Salvini abbiano paura di un Veneto locomotiva, anche, delle riforme. •

di LUCA ANCETTI
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