mercoledì, 20 settembre 2017
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23.11.2009

Sica chiude, 50 operai a casa
20 milioni di imponibile evaso

L’esterno della conceria Sica che sta per essere messa in liquidazione con  un pesante passivo. COLORFOTO
L’esterno della conceria Sica che sta per essere messa in liquidazione con un pesante passivo. COLORFOTO

Vicenza. È uno dei capitoli più amari. I lavoratori che perdono il posto, nel caso della conceria Sica 50 persone, perché il business aziendale sarebbe stato alterato da attività che per la procura e la polizia tributaria erano pesantemente fraudolente. Ma le cose per la ditta andavano male già prima dell'inchiesta. Non a caso in questi giorni l'Agenzia regionale delle entrate sta per concludere i conteggi sulla società di Simone Voltolin e avrebbe riscontrato un imponibile evaso di oltre 20 milioni di euro nel triennio 2006-2008 per operazioni soggettivamente inesistenti e iva non versata per 4,5 milioni attraverso società cartiere e filtro complici. Quello occupazionale è uno dei risvolti angoscianti dell'inchiesta "Dirty leather" nel distretto conciario berico. Lo scorso ottobre ha subito una brusca accelerazione con l'arresto di una dozzina di persone. Il caso della conceria Sica di Chiampo amministrata da Voltolin, 38 anni, di Arzignano, difeso dall'avv. Giancarlo Schiavo, è uno dei più clamorosi. Per uscire dal carcere Voltolin ha dovuto nominare un amministratore di garanzia, il commercialista Pietro Capraro, il quale nei giorni scorsi ha informato i sindacati che l'azienda chiuderà i battenti. Da quindici giorni le maestranze sono a casa in cassa integrazione e tutto lascia prevedere, considerando il rapporto dell'Agenzia delle entrate, che la società andrà incontro alla liquidazione. Se non di peggio. L'ultimo bilancio depositato presenta una perdita di 10 milioni di euro. Lo sbilancio attuale tra attivo e passivo è molto più ampio.
SELLA. Quando Voltolin, arrestato per l'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata all'evasione fiscale assieme ad Andera Bertoldi, Luca Boschetto, Lucia Gonella e Rodolfo Zemin, viene interrogato dal pm Marco Peraro spiega quello che per lui era diventato un imperativo. L'evasione come metodo per rimanere sul mercato per pagare le pelli il 20% in meno. «Altrimenti dovevo chiudere baracca», questo è il succo del suo ragionamento. Perciò se da un lato ha stretto un'alleanza perniciosa con Andrea Ghiotto e Gastone Caffini, amministratori di società cartiere come Leather Corporation, Globo Pellami ed Edelweiss Leder, dall'altro Voltolin ha stretto analogo accordo con Roberto Sella, 40 anni, di Chiuppano. Questi è un personaggio assai conosciuto dalla Guardia di Finanza per essere rimasto più volte coinvolto in delicate indagini fiscali in giro per l'Italia. Nel 2006 è stato anche arrestato per il presunto mancato versamento di iva per 6 milioni dalla tributaria di Savona. Gli piacciono le auto potenti e vivere un'esistenza agiata. Un'ambizione legittima, se fosse sostenuta però dal rispetto delle regole. Invece, Sella attraverso una società come Eurocom import.export formalmente amministrata da Igino Crispoldi, avrebbe favorito l'evasione dell'iva da parte di Sica. In gergo fiscale le "fatture per operazioni soggettivamente inesistenti" (fosi) stanno a significare che la compravendita di pelli è effettivamente avvenuta, ma attraverso rapporti fasulli. Nel caso specifico, Sica ha comprato il pellame in Brasile, ma per evitare di versare l'iva si è servita di società cartiere e filtro - anche all'estero come la Monzon Carni in Spagna - che hanno fatto finta di comprare e vendere la merce tramite un altro meccanismo che si chiama "deposito fiscale ai fini Iva". Al tirare delle somme a rimetterci è sempre lo Stato perché i milioni di euro d'iva non sono versati dalle società intermedie che sono poi destinate a sparire dalla circolazione.
REGIME DELL'IVA. Quando questo sistema, secondo la magistratura inquirente, diventa pervasivo e attecchisce in un settore può creare sconquassi. Se lo Stato lo accetta a fronte di una sorta di "emergenza occupazionale" si generano delle distorsioni di mercato preoccupanti. Un po' alla volta, come hanno sottolineato in questi mesi il colonnello Morelli e il maggiore Borrelli, le aziende sane rischiano di essere messe sempre di più in difficoltà da coloro che fanno del crimine una regola commerciale. Anche per questi pesanti rislvolti sociali andrebbe ripensato, come più volte ha sottolineato il procuratore Ivano Nelson Salvarani, a livello europeo il regime dell'iva. Così com'è non funziona più. Ma dev'essere la politica a fare la sua parte. La supplenza repressiva della magistratura e della Finanza incidono - fino a dove possono intervenire - sulla patologia del fenomeno, ma lascia inalterate le ragioni di fondo del grande disagio che vive l'industria conciaria.

Ivano Tolettini
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