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21.05.2011

Quote latte, torna la "guerra"


 L'allevatore Mirco Pozzan e la moglie Federica mostrano la multa
L'allevatore Mirco Pozzan e la moglie Federica mostrano la multa

Lonigo. Riesplode a Lonigo il vulcano delle quote latte. La notifica di una multa da oltre mezzo milione di euro ad un allevatore che ha sforato i tetti di produzione scatena la rabbia dei Cospa e il caos in un'azienda agricola leonicena: un agente di Equitalia, semplice ambasciatore della notifica, viene bersagliato dalle invettive di una mezza dozzina di allevatori "padani" della frangia barricadera, accorsi a dare man forte al multato. Al culmine della bagarre, dopo ore di tensione e imprecazioni, il parabrezza dell'auto dell'agente viene sfondato con una gomitata da un produttore inviperito. Solo l'intervento in forze dei carabinieri, una quindicina di uomini oltre ai poliziotti della digos, riporta la calma. La vittima potrebbe far scattare la querela per danneggiamento, ma dal punto di vista penale tutto si esaurisce qui. Il caso "politico", invece, rischia di essere solo all'inizio. Se sia l'alba di una nuova Vancimuglio è presto per dirlo. Certo è che i Milk Warriors, la parte più oltranzista degli allevatori che nel '97 avevano protestato contro le quote latte inondando l'A4 di letame, sono sul piede di guerra: è bastato che uno di loro ricevesse la notifica della multa per farli accorrere solidali a "farsi sentire". Sostengono che le multe non sono legittime. E dicono candidi: «Volevamo creare un caso». Obiettivo raggiunto.
LA MULTA. Da quanto ricostruito dai carabinieri tutto inizia alle 9.30. All'allevamento del 38enne Mirco Pozzan, in via Sabbionara a Lonigo, si presenta Paolino Zanellato, dipendente dell'agenzia di riscossione crediti Equitalia: deve notificare una maxi multa da 587 mila euro per lo sforamento delle quote latte. L'allevatore sapeva che l'avrebbe ricevuta ed aveva preparato la sua strategia di "reazione". Primo, chiamare a raccolta i colleghi Cospa e alzare i toni della protesta: in breve lo raggiungono in otto dal Basso Vicentino e dal Veronese. Secondo, contestare la multa: «Non è legittima, si fonda su dati non accertati, c'è un ricorso in atto e un'udienza nell'aprile 2015», è la tesi di Pozzan.
LA BAGARRE. L'allevatore chiama pure i carabinieri: vuole che la contestazione avvenga di fronte a loro. Arrivano i militari di Lonigo, ma la tensione non si placa. Anzi. In uno scatto d'ira, l'allevarore leoniceno Eugenio Rigodanzo, 49 anni, "guerriero del latte" già protagonista di tante proteste e con precedenti di polizia giudiziaria, sferra una gomitata sul parabrezza dell'Alfa 147 dell'agente di Equitalia, sfondandolo. Zanellato vorrebbe andarsene, per poter continuare la sua giornata di lavoro, ma Pozzan e i suoi amici pretendono una dichiarazione da Equitalia che attesti che il creditore è Agea, l'Agenzia statale per le erogazioni in agricoltura.
LA PACIFICAZIONE. I carabinieri chiamano rinforzi da Vicenza e Noventa. Arriva anche il maggiore Lerario, comandante della compagnia berica. È lui a prendere contatti con il direttore di Equitalia Vicenza per ottenere il fax richiesto dagli allevatori. Intanto sopraggiungono gli agenti della digos del vicequestore Calenda. Dopo una mattinata di tensione il clima si stempera: gli allevatori cercano di scusarsi con l'agente di Equitalia, spiegando che non è con lui che sono arrabbiati, ma contro la «grande truffa» di cui si sentono vittime; l'agente, d'altra parte, pur avendo spiegato fin dall'inizio di essere semplice ambasciatore, è costretto ad andarsene con il parabrezza ammaccato. Equitalia, riservandosi le vie legali, condanna l'accaduto ricordando che «le responsabilità relative a multe e debiti da pagare non possono ricadere sugli agenti riscossori che ogni giorno lavorano con onestà e serietà».
A Lonigo la situazione si nrmalizza intorno alle 14.30 e gli allevatori rientrano nelle loro aziende. «Sapevamo che sarebbero arrivate multe - dice Pozzan - eravamo pronti a protestare». La sensazione è che non resterà un caso isolato.

Marco Scorzato
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