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09.03.2014

«L'oasi di Vegre sia pubblica»

A Caldogno si punta a far acquisire l'area privata Vegre dal Comune
A Caldogno si punta a far acquisire l'area privata Vegre dal Comune
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Un sogno chiamato oasi di Vegre. E per farlo diventare realtà è nato un gruppo organizzato di persone amanti dell'ambiente e desiderose di fare qualcosa di utile per il territorio. Nasce così il “Coordinamento amici oasi di via Vegre”, fondato nelle scorse settimane dal calidonense Mimmo Peruffo. Un movimento nuovo e innovativo che, per la prima volta, riunisce sotto un'unica bandiera tutte le persone che, in vari modi, negli ultimi anni hanno sostenuto la creazione dell'oasi di via Vegre. L'obiettivo comune è dunque, come si legge nella lettera inviata all'amministrazione, “far si che una porzione del bacino di laminazione sia destinata ufficialmente ad oasi”.
Ma per fare questo è fondamentale che l'appezzamento diventi pubblico, in quanto ora è di proprietà privata.
Da anni si discute dell'opportunità di far diventare un'oasi a tutti gli effetti la piccola area paludosa dove, per buona parte dell'anno, nidificano decine di specie di volatili, che si servono della zona umida per sostare durante le rotte migratorie. A fianco dei volontari della Lipu Vicenza, che curano l'area promuovendo iniziative educative per grandi e piccoli e lezioni di birdwatching, arrivano ora i cittadini guidati da Peruffo, che assicura la totale assenza di colori politici dal coordinamento: «Non vogliamo mettere in mezzo partiti e associazioni - spiega - si tratta di un gruppo di persone volenterose decise a garantire al territorio una sorta di compensazione in vista dello sconvolgimento ambientale che inevitabilmente comporterà la realizzazione del bacino di laminazione».
L'operazione ha incontrato il parere favorevole dell'amministrazione, che si è detta disponibile a collaborare con il coordinamento, anche se la decisione finale sull'oasi spetterà alla Regione.
«Se riusciamo a realizzare un progetto di qualità si potrà far leva sulla Regione, per recuperare i fondi al fine di acquisire l'area», commenta il sindaco Marcello Vezzaro. Secondo i valori fissati per gli indennizzi, l'appezzamento potrebbe valere all'incirca 200 mila euro, ma il proprietario dell'area, Sergio Sandonà, è di tutt'altra idea: «Da quando il mio terreno è diventato meta di rotte migratorie ho smesso di coltivarlo a soia e mais, lasciando che la Lipu se ne occupasse, ma se vogliono acquistarlo per farne un'oasi il Comune, o la Regione, dovranno pagare il prezzo di mercato per i terreni agricoli, vale a dire circa 2 milioni di euro, visto che si parla di 20 ettari».
In attesa di passare la palla a Venezia è stato fissato un incontro pubblico il 21 marzo a villa Caldogno, per presentare ufficialmente alla cittadinanza l'iniziativa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giulia Armeni
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