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16.06.2012

L'arciprete partigiano e i delitti di Farinacci

Mons. Girolamo Tagliaferro
Mons. Girolamo Tagliaferro

Un arciprete “contro". E un doppio delitto commissionato per fermare la sua attività antifascista fra i cui possibili mandanti aleggia la figura di un personaggio che fu segretario del Partito Nazionale Fascista. Il nuovo numero dei “Quaderni di storia e di cultura scledense", a firma di Ugo De Grandis, nelle librerie e nelle edicole da oggi, è dedicato ad una figura straordinaria cittadina del periodo bellico e post bellico. Mons. Girolamo Tagliaferro, nato a Campiglia dei Berici il 21 maggio 1877, sesto di undici figli, nel marzo 1932, dopo una lunga esperienza come cappellano militare e i primi incarichi a Fontaniva e ad Araceli a Vicenza, fu nominato arciprete di Schio. Gli scontri fra il sacerdote e i gerarchi dell'epoca risalgono alla fine degli anni '30, a causa del suo attivismo in campo sociale, che gli provocò ben quattro diffide e la sospensione del bollettino del Duomo. Riprese le pubblicazioni aggirando la censura con uno stragemma, nel dicembre 1943 mons. Girolamo entrò in polemica con il gruppo di religiosi aderenti alla RSI che si era raccolto attorno al quotidiano “Il Regime Fascista" di Cremona, diretto da Roberto Farinacci, il più violento e filotedesco dei gerarchi. Dopo una dura risposta da parte dello stesso Farinacci, il bollettino fu definitivamente soppresso e mons. Tagliaferro, che nel frattempo aveva iniziato a operare intensamente a favore della Resistenza e per la salvezza di ebrei e ricercati politici, fu messo sotto stretta sorveglianza da parte delle autorità e degli spioni. L'occasione per saldare il conto fu offerta dal ferimento, da parte di due ladri di biciclette, dei due esponenti più in vista del regime a Campiglia dei Berici il 4 maggio 1944. La sera successiva, un gruppo di sette elementi appartenenti alla “Compagnia della Morte" della Federazione fascista di Vicenza si recò nel paese berico e uccise brutalmente i fratelli Aldo e Gerardo Tagliaferro. Giuseppe, terzo obiettivo della rappresaglia, si mise in salvo. Gli assassini furono individuati nell'immediato dopoguerra: Fausto Caneva, Rodolfo Boschetti e Adelmo Schiesari furono condannati a morte mediante fucilazione, Angelo Girotto a 30 anni di reclusione, Walter Rizzato, Giovanni Brogliato e Aldo Alias all'ergastolo. Gli avvocati della difesa ricorsero in appello. Le condanne furono via via attenuate fino a che, nel 1959, i reati furono dichiarati estinti e i colpevoli rimessi in libertà. Mons. Tagliaferro guidò la parrocchia di S.Pietro fino al 1957. Morì a Vicenza nel 1965. A lui si devono realizzazioni importanti come il teatro Pasubio, l'istituto del Sacro Cuore e la Casa della Provvidenza.M.SAR. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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