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06.07.2012

Il Ministero ha detto sì al gassificatore fanghi

</i></b>Sono 33 mila le tonnellate annue degli scarti della concia
</i></b>Sono 33 mila le tonnellate annue degli scarti della concia

Il Ministero ha detto sì. Da Roma, la commissione tecnica dell'Ambiente si è espressa favorevolmente sullo studio di fattibilità per la creazione di un impianto di trattamento termico mediante gassificazione per i fanghi della concia. «È una svolta epocale» commenta il sindaco di Arzignano Giorgio Gentilin che come presidente Ato ha annunciato all'assemblea la notizia.
È realmente un passaggio importante verso la soluzione del problema fanghi. Sono circa 33 mila le tonnellate annue di questi scarti della lavorazione conciaria prodotte dai depuratori di Arzignano e Montebello e finora accumulati in discarica. L'unica ancora attiva, però, la numero 9 in via ottava strada ad Arzignano, è in fase di esaurimento: il suo tempo di vita è stimato in 3 anni. La necessità perciò di trovare una soluzione alternativa, ovvero progettare e costruire un impianto che mediante il trattamento termico renda inerti i fanghi, ne vetrifichi cioè la materia organica mantenendo il cromo in forma trivalente non nociva, appare vitale per la stessa sopravvivenza del settore conciario.
In sostanza la politica ha avvallato i risultati dello studio tecnico, durato un anno e condotto dai quindici specialisti della commissione Ato, che a loro volta erano partiti dalle risultanze di una precedente analisi che aveva scremato le tecnologie più praticabili tecnicamente e sostenibili economicamente La relazione finale del gruppo di lavoro, che raccomanda la gassificazione - combustione in assenza di ossigeno - come tecnologia da preferire, era stata inviata in aprile come studio di fattibilità, al Ministero, rafforzata dal voto quasi unanime degli amministratori locali, 12 favorevoli e un solo astenuto, il comune di Montecchio.
Ora il Ministero ha dato il suo assenso, aggiungendo un'indicazione sulla localizzazione dell'impianto: dovrà sorgere accanto ad un depuratore, per essere integrato con la linea di essiccamento dei fanghi, per recuperare così una notevole quantità di calore, ed evitare il ricorso ad altre forme di energia. Da Roma altre due indicazioni: l'impianto non dovrà generare rifiuti che richiedono il collocamento in discarica, bensì scorie e fanghi di risulta dovranno poter essere riutilizzati nel ciclo produttivo. Infine in appalto o concorso si dovrà andare con un progetto definitivo. Ora tocca all'Ato incaricare una commissione per determinare i criteri per la progettazione preliminare, che confluiranno in un disciplinare, che l'assemblea dovrà approvare.  
«Dopo 7 anni e 2 passaggi a vuoto, nel 2006 e 2008 in sede di commissione le soluzioni proposte non furono ritenute adeguate, ora c'è l'ok della segreteria tecnica del Ministero. È una svolta epocale». Soddisfatto dell'ok incassato dal Ministero il presidente Ato Giorgio Gentilin: «Il progetto presentato è stato ritenuto estremamente innovativo e di fatto dà il via al percorso per progettare e realizzare un impianto prototipo per lo smaltimento dei fanghi mediante gassificazione, nel rispetto di nuove norme che tengono conto della salute dei cittadini, del rispetto dell'ambiente, dei costi. «Sono soddisfatto - prosegue - come presidente Ato e come sindaco perché l'impegno, al di là degli egoismi elettorali, risponde ad una esigenza reale di salvaguardare il distretto conciario e, nello stesso tempo, a quella di bonifica ambientale. Non dimentichiamo i 2 milioni di metri cubi di fanghi nelle discariche di Arzignano, Montorso e Medio Chiampo. Il percorso continuerà nei prossimi mesi, sotto la guida della Regione, per un accordo integrativo di programma tra Regione, Provincia, Arpav, Comuni e categorie economiche». S.C.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvia Castagna
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