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03.10.2010

Barbara e Giulio Un giro del globo lungo sette mesi


 Barbara e Giulio davanti al ghiacciaio Perito Moreno in Argentina
Barbara e Giulio davanti al ghiacciaio Perito Moreno in Argentina

Phileas Fogg e Passepartout hanno trovato i loro concorrenti viaggiatori proprio a Schio. Se, come sottolinea il titolo del famoso libro di Jules Verne, il loro giro del mondo era durato 80 giorni il viaggio di Giulio Spini, 30 anni, e Barbara Dalla Via, 29, marito e moglie di Schio, di giorni ne ha presi ben 196.
Sposati da quattro anni, i due giovani hanno colto al volo la possibilità di realizzare il sogno della loro vita: lei infermiera e lui impiegato in una ditta tessile, si sono licenziati e per sette mesi hanno attraversato il mondo da Bangkok fino a Cape Town.
«Ci è sempre piaciuto viaggiare – spiega Barbara Dalla Via -. Abbiamo scelto gli stati che volevamo visitare e grazie al supporto di un'agenzia, siamo riusciti ad organizzare il viaggio. Abbiamo messo da parte i soldi per un anno». Partiti da Venezia, i due viaggiatori sono giunti dapprima a Bangkok per poi spostarsi in Cambogia e in Giappone. Dal Giappone sono poi volati negli Stati Uniti e in seguito a Cuba. Si sono poi spostati all'Isola di Pasqua e in America Latina. Da qui hanno preso un volo per il Sudafrica, da cui poi sono ritornati in patria.
Un viaggio da sogno, durante il quale Barbara e Giulio si sono mossi con ogni mezzo a disposizione: l'aereo per le tratte più lunghe, ma anche il bus o mezzi pubblici per i tragitti più brevi. Non sono mancati nemmeno momenti di panico o paura, come il difficile passaggio di frontiera tra il Laos e la Thailandia o l'evacuazione a Cuba durante il terremoto che ha sconvolto Haiti. «Ci trovavamo a Cuba quando la gente del posto ha cominciato a correre gridando "tsunami!tsunami!" – spiega Barbara -. Ci siamo rifugiati nel punto più alto, in un hotel sulla collina. Lo tsunami non è mai arrivato, ma la paura è stata tanta».
Amici e famiglia sono stati aggiornati quasi quotidiamente grazie a un blog creato dai due ragazzi appositamente per il loro viaggio.
Ora, tornati in patria, dichiarano che continueranno a viaggiare perché, dicono all'unisono, «se ce l'hai nel sangue, non puoi farne a meno».
«Tornare è stato bello – continua Barbara -. Sette mesi preparando le valigie ogni due giorni sono impegnativi e poi avevamo voglia di riabbracciare famiglia ed amici. C'è stato un po' di shock da ritorno, soprattutto perché questo viaggio ci ha cambiati profondamente mentre qui abbiamo ritrovato tutto uguale. Non è stato facile licenziarsi e mollare tutto e tutti per sette mesi e non è stato sempre facile viverli questi mesi lontano da casa e costantemente in movimento. Ma la parte più difficile credo sia stata il ritorno, il ritrovarsi cambiati dentro».
La coppia continuerà a viaggiare perché la loro scommessa consiste proprio nel continuare a mettersi in gioco senza porsi limiti e obiettivi, anche se il giro del globo è difficilmente ripetibile in termini d'impresa. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvia Ferrari
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