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16 ottobre 2018

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07.12.2017 Tags: , Hamas chiama alla nuova intifada

Gerusalemme, Hamas
«Da domani
una nuova Intifada»

GAZA. «Domani 8 dicembre sarà un giorno della rabbia e l’inizio di una nuova Intifada, chiamata "liberazione di Gerusaleme"». Il leader politico del movimento palestinese Hamas, Ismail Haniye, ha chiesto ai palestinesi di dare il via a una terza intifada, il giorno dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e annunciato che vi trasferirà l’ambasciata da Tel Aviv. Haniye ha parlato in conferenza stampa a Gaza, dove ha anche chiesto che siano bloccati il coordinamento sulla sicurezza e le cooperazione «con l’occupante israeliano». Intanto, in Cisgiordania, Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est i palestinesi hanno annunciato lo sciopero generale e indetto manifestazioni. Disordini e scontri si sono verificati in tarda mattinata nella Città vecchia di Gerusalemme e al confine della Striscia di Gaza, secondo i media israeliani. Nel frattempo, nel timore di violenze, l’esercito israeliano ha rafforzato la propria presenza in Cisgiordania.


Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, subito dopo l’annuncio di Trump aveva parlato di una «giornata storica», ringraziando il presidente americano per il suo «sforzo per la pace». Oggi ha aggiunto che «molti Paesi» seguiranno l’esempio degli Stati Uniti, e che contatti in merito sono già in corso, perché tali nazioni intendono riconoscere Gerusalemme come capitale del suo Paese. Haniyeh ha invece affermato che «la decisione di Trump segna la fine di una fase politica» e rappresenta «un punto d’inflessione storico per la causa palestinese». «Gerusalemme è unita, non è orientale né occidentale, e continuerà a essere la capitale della Palestina, di tutta la Palestina», ha proseguito il leader di Hamas, aggiungendo che «Trump si pentirà della sua decisione».


Ha poi chiesto una riunione tra tutte le parti palestinesi, per discutere la situazione e concordare misure politiche. Rami Hamdallah, premier palestinese arrivato a Gaza in mattinata, ha sottolineato che «Gerusalemme è la capitale della Palestina» e questo è più importante di qualsiasi azione o decisione gli Usa possano prendere. Dopo la dichiarazione di Trump, il presidente Mahmoud Abbas era intervenuto in tv affermando che con il loro annuncio gli Usa hanno rinunciato al loro ruolo di mediazione nei tentativi di raggiungere una pace tra israeliani e palestinesi. «Da Gaza ci opporremo» alla decisione di Washington, ha detto Hamdallah.


Domani, venerdì 8 dicembre, si riunirà il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, per una riunione d’emergenza chiesta da Francia, Bolivia, Egitto, Italia, Senegal, Svezia, Regno Unito e Uruguay. Una riunione d’emergenza della Lega araba è stata convocata per sabato, mentre l’Organizzazione della cooperazione islamica si riunirà a Istanbul il 13 dicembre. A livello regionale, gli Usa hanno chiuso l’ambasciata in Giordania a causa delle proteste, scoppiate già in serata in varie zone. Altre proteste sono esplose vicino al consolato americano a Istanbul. L’Iraq ha convocato l’ambasciatore americano per protestare contro la decisione, mentre le condanne e le critiche a Trump dal mondo arabo e dalla comunità internazionale continuano. Il segretario generale Onu, Antonio Guterres, ha espresso «grande ansia» dicendo che «non c’è alternativa alla soluzione a due Stati», mentre l’alta rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, ha espresso «grave preoccupazione».

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