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16.03.2010

Lavoro, i vicentini ora hanno paura
Uno su due teme la disoccupazione

Un operaio al lavoro in un cantiere: la disoccupazione ora fa paura
Un operaio al lavoro in un cantiere: la disoccupazione ora fa paura

Vicenza. Un vicentino su due ha paura di perdere il posto di lavoro. Teme per sè oppure per i suoi famigliari. Uno su quattro dichiara di avere "molta" paura. In Veneto, nessun'altra provincia fa segnare un'apprensione così radicata riguardo all'andamento dell'occupazione.
È quanto emerge da un sondaggio effettuato da Swg per conto dell'Unione regionale delle Province del Veneto (Urpv), su un campione di duemila cittadini e 250 imprenditori intervistati. L'indagine, svolta a fine 2009 ma resa nota quest'anno, ha approfondito da un lato le aspettative della popolazione rispetto al ruolo delle Province e ad una riforma in senso federalista dello Stato; dall'altro, ha sondato le attese in ambito economico ed ambientale e gli auspici sul ruolo degli enti provinciali.
Detto in sintesi: in un Veneto che conferma di credere nei benefici del federalismo - uno su cinque è d'accordo con il prosieguo della riforma in senso federale dello Stato -, Vicenza è la provincia relativamente più "fredda" rispetto a questa aspettativa. Al contempo (se si esclude Rovigo), è quella in cui è maggiore la preoccupazione relativa alle dinamiche economico-occupazionali.
DISOCCUPAZIONE, CHE PAURA. Partiamo da qui. Si ferma al 38% la quota di vicentini che dichiara di essere «soddisfatta» della situazione economica della provincia. È il secondo peggior giudizio del Veneto, alle spalle di quello dei rodigini (27%), mentre a Padova quasi uno su due (47%) non si lamenta. E quando l'indagine focalizza gli aspetti occupazionali, il disagio dei vicentini si acuisce. Nove su dieci dichiarano che, nel 2009, il livello di occupazione è diminuito, dimostrando di avere ben chiara la realtà dei fatti. Con queste premesse, non stupisce che il 52% ammetta di temere per il posto di lavoro, il proprio o quello dei famigliari. Per uno su quattro la paura è «molta».
Il coraggio, diceva don Abbondio, uno non se lo può dare. Ma qui è il "contesto", la percezione della realtà a fomentare l'insicurezza: s'è toccata con mano la crisi e si è sentito che può far male. Non sono passati inosservati i 21 milioni di ore di cassa integrazione del 2009 che sono diventati 5,5 milioni nei primi due mesi dell'anno.
Ma la paura è il sentimento dell'"attesa". Se la situazione fosse già compromessa, le sensazioni sarebbero altre: desolazione, forse. Si veda il caso dell'unica provincia in Veneto che "si sente" peggio di Vicenza: è Rovigo, dove "solo" il 30% teme la perdita del posto. Perché? Semplice e brutale: c'è un altro 32% - sì, uno su tre - che ha già vissuto, in famiglia, quell'esperienza. A Vicenza quei casi sono il 7%.
QUALE FEDERALISMO? Il fulcro dell'indagine voluta dall'Urpv. comunque, riguarda le opinioni sulla riforma federalista e sul ruolo delle Province. L'82% dei veneti (il 90% tra le categorie economiche) dichiara di essere d'accordo con la riforma in senso federale dello Stato. I vicentini, però, sono i meno convinti di tutti: il loro consenso si "ferma" - si fa per dire - al 78%, ultima provincia in Veneto (Treviso è prima col 91%). Basta aggiungere, nel questionario, la parolina "fiscale" accanto a "federalismo" per registrare comunque un consenso maggiore quasi in tutta la regione: l'89% dei veneti è favorevole a trattenere in loco il gettito fiscale; i vicentini si confermano un po' più "freddi" rispetto ai "cugini", posizionandosi due punti sotto la media regionale. Solo i bellunesi, con il 77%, sono dietro.
Dal federalismo fiscale, Vicenza si aspetta benefici - nell'ordine - nei settori della sanità e delle infrastrutture e nella tassazione. Quanto alle "priorità per una nuova stagione di sviluppo", nella terra del Palladio si conferma una crescente attenzione ai temi economico-occupazionali. Secondo il 43% degli intervistati, occorre innanzitutto «incentivare le aziende che assumono»; in secondo luogo, «sostenere l'occupazione» (41%); la terza leva è quella volta a «favorire l'accesso al credito». Solo il 16% ritiene prioritario «realizzare nuove infrastrutture di trasporto e logistiche.» Segni dei tempi.

Marco Scorzato
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