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18 luglio 2018

Italia

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14.04.2018

Basi Usa in Italia
sorvegliate speciali
Anche a Vicenza

Una veduta aerea della caserma Del Din a Vicenza
Una veduta aerea della caserma Del Din a Vicenza

ROMA. Soffiano venti di guerra e tornano i riflettori sulle basi americane in Italia. Sul nostro territorio, in base ad accordi firmati nel 1951 tra gli Stati Uniti e il nostro paese, ci sono dieci installazioni americane con circa 11mila persone. Si tratta della base aerea di Aviano, in Friuli, le basi militari Ederle e Del Din a Vicenza, la base militare Camp Darby Pisa-Livorno, la base navale di Gaeta, nel Lazio, il comando logistico a Napoli, il centro ricreativo militare, a Pozzuoli, la base aerea di San Vito dei Normanni in Puglia, la base radio di Niscemi in Sicilia e la base aereo-navale di Sigonella, sempre in Sicilia.

 

In queste ore un’importanza strategica è rivestita soprattutto da Sigonella, tornata protagonista sul teatro internazionale e celebre per la crisi diplomatica tra Stati Uniti e Italia nel 1985, ai tempi in cui Bettino Craxi era presidente del Consiglio. È il principale hub dell’Aviazione di Marina Usa e la più attrezzata base logistica in appoggio alla sesta Flotta americana nel Mediterraneo. Qui sono di stanza, tra gli altri, i famosi droni Global Hawk, il principale asset Usa, a disposizione anche della Nato, per le missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione di un’area estremamente vasta. Da questa struttura militare sono partiti nei giorni scorsi aerei spia in missione esplorativa in Siria. Secondo le rilevazioni satellitari, si tratta in particolare di modelli Boeing P-8 ’Poseidon’ in grado di svolgere missioni di ricognizione, sorveglianza e intercettazione anti-sommergibile. In questa zona che ricade nell’area di Lentini ma di fatto è territorio americano, sono state aumentate le misure di sicurezza e dichiarato lo stato di guerra.

 

Su territorio italiano gli Stati Uniti utilizzano in modo importante anche la base di Aviano (Pordenone). Già quartier generale della Sixteenth Air Force, poi trasferita nella base aerea di Ramstein in Germania, è sede del 31esimo Fighter Wing dell’Aeronautica militare statunitense, a sua volta parte dell’United States Air Forces in Europe. Qui sono schierati diversi F-16 che possono portare anche testate nucleari. È qui che è dislocato il 606esimo Air control squadron che, in caso di attacco, avrebbe il comando delle operazioni aeree militari, in modo particolare di quelle di supporto e rifornimento ai caccia.

 

Se gli Usa o la Nato dovranno usare le basi italiane per avviare un’azione di guerra in Siria, in quel caso sarà il governo del nostro Paese a dover informare il Parlamento che, a sua volta, darà parere favorevole o contrario. Intanto oggi il premier Paolo gentiloni ha specificato che «con gli Stati Uniti la nostra alleanza è molto forte e particolare», ma «in questo caso abbiamo insistito e chiarito che il supporto logistico che noi forniamo tradizionalmente agli alleati e agli Usa non poteva tradursi nel fatto che dal territorio italiano partissero azioni mirate a colpire la Siria».

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