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14.01.2010

Il primario Dall'Amico ad Haiti
"Crollato l'ospedale dei bambini"

Una donna emerge tra le macerie del centro di Port au Prince
Una donna emerge tra le macerie del centro di Port au Prince

Vicenza. Appena saputo della tragedia che ha colpito Haiti il suo pensiero fisso è stato quello di partire, prima possibile, convinto che il suo posto sia là, fra le macerie, insieme ai soccorritori. Roberto Dall'Amico partirà oggi, da Malpensa, insieme a lui Paolo Basso, entrambi indissolubilmente legati a quella terra, considerata quarto mondo. Dall'alba di ieri, l'ex primario di Pediatria dell'ospedale di Thiene, oggi in servizio a Pordenone, ma anche Healt director per la Fondazione Francesca Rava - NPH Italia, è rimasto incollato al telefono: prima di tutto con padre Rick Frechette, direttore di NPH ad Haiti, che al momento del terremoto si trovata negli Stati Uniti e a sua volta stava cercando il modo per rientrare, prima possibile. Un susseguirsi di contatti e un bisogno di partire che sentiva sempre più forte.

Drammatiche le notizie, frammentarie, arrivate nel corso della giornata: il crollo del vecchio ospedale, utilizzato adesso come sede per attività educative e come sede per i volontari che lavorano per l'organizzazione: si sa che ci sono alcuni dispersi, fra cui una ragazza americana, mentre tutti i volontari italiani sono salvi. I problemi del nuovo, l'ospedale pediatrico Saint Damien: pare che la struttura sia rimasta in piedi, ma è danneggiata e i 150 bambini degenti sono stati salvati ed evacuati, mentre il pronto soccorso continua ad essere un importante centro di riferimento per gli aiuti.

Sono salvi anche i 600 bambini dell'orfanotrofio Nph e del Centro di riabilitazione "Casa dei piccoli Angeli", ma rimane l'angoscia per tutti quei bambini di strada, oltre 2 mila, a cui finora la Fondazione garantiva la possibilità di studiare e un pasto al giorno, che adesso sono abbandonati a se stessi: «Solo questa immagine dovrebbe far tremare i polsi» commenta Dall'Amico.

Nelle fasi concitate di una giornata che non sarà facile domenticare, rivive il suo primo viaggio ad Haiti e la sensazione che da quel momento la sua vita non poteva essere più quella di prima. La sua convinzione che anche i bambini di quel paese dimenticato da Dio avessero diritto alle stesse cure garantite ai bambini thienesi ha determinato le azioni successive, come il gemellaggio fra le due pediatrie e l'impegno concreto per realizzare strutture adeguate o per portare in Italia quei bambini che là non avevano possibilità di sopravvivere.

Ecco i viaggi della speranza, realizzati con la benedizione dell'Ulss e il sostegno della Regione, il coinvolgimento di altri colleghi medici, che il più delle volte hanno donato le loro prestazioni per interventi molto delicati e la continua ricerca di volontari per garantire l'assistenza ai bambini, durante la lunga degenza o per promuovere le iniziative più disparate per raccogliere fondi.

Come non ricordare i volti e gli sguardi di Hubens, che ha lottato contro un linfoma, di Angelina, curata da un neoplasia benigna o Jackson e la sua enorme testa. E come non ricordare Marie e il suo volto sfigurato, dopo l'incendio che ha devastato la capanna dove era stata abbandonata dai genitori. È lei l'unico caso di bambino che la Fondazione ha fatto adottare, per poterle garantire tutte le cure di cui aveva bisogno. Ma il papà, Paolo Basso, non dimentica la terra da dove è arrivata e proprio per questo partirà oggi con Dall'Amico. Per non arrendersi all'immagine di un popolo nuovamente devastato.

Prima di partire un appello dell'ex primario ai thienesi: «Hanno sposato da subito questa causa, impegnandosi in tanti modi per sostenere la realizzazione dell'ospedale, attraverso donazioni private o attività pubbliche sostenute dai Lions, dal Rotary, dai veterinari, ma anche dagli artigiani, dai commercianti, dalla Pro loco e da tante persone che senza fare pubblicità hanno fatto tanto. Oggi, più di allora, Haiti ha bisogno di aiuto».

Marialuisa Duso
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