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martedì, 13 novembre 2018

Il cimitero delle 7 croci restaurato dai fanti

Una veduta dell'arco Romano in prossimità del cimitero. FOTO LIRUSSO

"Di qui non si passa" si legge sul Monte Pasubio. Il cartello in ferro battuto, realizzato dal fanti della "Brigata Liguria" segna l'entrata del cimitero di guerra che è ora in fase di sistemazione grazie al volontariato di una sessantina di persone.
Costruito dagli stessi fanti, accoglieva le salme di 164 caduti, che poi nel 1928 furono esumate per essere tumulate nell'Ossario del Colle di Bellavista dove tuttora riposano.
Quest'estate i fanti della Federazione di Vicenza hanno iniziato i lavori di recupero conservativo delle lapidi e dei muretti di contenimento che oramai sentivano il peso del tempo e dell'incuria.
Lo stesso Arco Romano, inaugurato il 15 agosto 1935 alla presenza di numerosi ex combattenti e autorità militari e civili, necessitava di un intervento immediato ed è stato rinforzato in più punti. La volta dell'arco presentava segnali di rottura dell'integrità quali fessurazioni, concrezioni calcaree dovute a penetrazioni dell'acqua, cadute delle fugature.
I lavori di recupero, che con tutta probabilità verranno terminati con la prossima bella stagione, rientrano nel progetto di recupero finanziato con la Legge 78 del 2001 e saranno eseguiti sotto la sorveglianza della Soprintendenza. Appena il tempo lo permetterà, i fanti contano di riprendere il progetto di recupero che prevede interventi di manutenzione straordinaria e di restauro dell'intera struttura. Nel cimitero, spesso impropriamente chiamato "Cimitero di Sette Croci" in quanto la località che porta questo nome si trova più a nord, sono ancora presenti una cinquantina di lapidi in pietra ed in cemento, di alto interesse storico. I lavori, affidati ai "Fanti della Federazione vicentina sono iniziati nell'estate del 2009, non senza difficoltà visto l'eccezionale inverno scorso.
«Si è dovuto spalare la neve alta più di un metro per aprire almeno un centinaio di metri di strada per l'accesso al cantiere con i materiali e le attrezzature indispensabili, vista anche la chiusura della strada degli Scarubbi -, spiega lo scledense Giovanni Bertoldo dell'Associazione nazionale del fante scledense -. A turni di dieci persone i fanti si sono adoperati per restituire dignità a questo sito grazie anche all'aiuto degli Artiglieri ungheresi, dei Fanti di Levico, degli Artiglieri di Schio e di alcuni alpini vicentini».
Le uscite lavorative sono continuate fino all'autunno inoltrato e sono state complessivamente 20; riprenderanno appena le condizioni atmosferiche lo permetteranno.[FIRMA]
Anna Lirusso