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26 settembre 2018

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21.06.2015

Corona in comunità si sente già bene

Primo selfie di Fabrizio Corona uscito dal carcere con alcuni operatori della comunità
Primo selfie di Fabrizio Corona uscito dal carcere con alcuni operatori della comunità

LONATE POZZOLO (VARESE). Ieri e l'altro ieri era "sconvolto, stanco, provato" per l'improvviso cambiamento di vita, oggi sta "meglio" e si sente finalmente "bene". E' stata una telefonata telegrafica quella di questa mattina tra Fabrizio Corona e Ivano Chiesa, uno dei suoi avvocati. Poche parole in cui l'ex re dei paparazzi, uscito dal carcere due giorni fa e ora affidato temporaneamente ad una delle comunità 'Exodus' di don Antonio Mazzi, a Lonate Pozzolo (Varese), parlando al telefono con il legale gli ha confidato: "Oggi mi sento meglio, sto bene".
   Corona, come ha spiegato il difensore, passata l'ondata emotiva per il cambiamento repentino di vita e anche "l'ondata mediatica da cui è stato travolto in questi due giorni, ora comincia ad entrare in un ottica diversa di vita". E che stia decisamente meglio lo testimoniano le foto che ha pubblicato su diversi social network: il primo selfie con gli amici più stretti dopo l'uscita dal carcere di Opera e la foto che lo ritrae in palestra ad allenarsi. "Buongiorno. Al lavoro sul corpo e sulla mente - ha scritto su Instagram in tarda mattinata con l'hasthag 'sipuede'. Inoltre dovrebbe avere già visto il figlio Carlos e la madre e da lunedì comincerà il programma terapeutico di recupero che l'ex fotografo dei vip deciderà con Don Mazzi e la sua squadra.
   "La ragione per cui è uscito di prigione è puramente tecnica - ha tenuto a ribadire l'avv. Chiesa - e non perchè, come alcuni hanno commentato, è un cittadino di serie A".
   L'altro ieri, infatti, il giudice della Sorveglianza di Milano Giovanna Di Rosa, ha accolto l'istanza presentata dall'avvocato Chiesa e dalla collega Antonella Calcaterra, una prima volta bocciata da un altro magistrato, e ha disposto l'affidamento in prova ai servizi sociali temporaneo che dovrà essere confermato da un collegio di giudici. Affidamento che è stato concesso per una serie di ragioni, alcune tecniche e giuridiche, altre relative all'assenza di pericolosità sociale e al suo passato di tossicodipendenza. In comunità sconterà la pena residua non sospesa - circa 5 anni -, e si dovrà attenere ad una serie di prescrizioni: non potrà uscire ma potrà comunicare al telefono, anche se con alcune restrizioni e potrà vedere parenti e amici più stretti solo se autorizzati.

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