16 gennaio 2019

Economia

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27.09.2012

Italia-Germania la partita si gioca sui giovani talenti

Dobbiamo sempre più pensarci come cittadini d'Europa e del mondo, specie se si è giovani e si tratta di trovare un'occupazione, ma anche se si vuole progredire nella carriera o semplicemente fare un'esperienza fuori dai nostri confini. Ma sappiamo come muoverci all'estero a questo scopo? «Non ancora - spiega Bernd Faas, vicepresidente di Eurocultura ed esperto di mobilità internazionale - gli italiani commettono ancora diversi errori». Dove sbaglia chi cerca lavoro all'estero? Il primo errore è non conoscere il tessuto economico del Paese di destinazione. In Germania e Francia, ad esempio, ci sono molte più grandi aziende che in Italia, e cambia il modo di proporre la propria candidatura. Secondo errore: l'italiano è sempre disposto a 'fare tutto'. Sbagliato. Andate all'estero sapendo cosa potete offrire e in quale ambito. Terzo sbaglio: volere tutto e subito. Serve spesso un anno per poter lavorare con la propria qualifica, prima bisogna adeguare la conoscenza della lingua alle richieste professionali. Come si costruisce il curriculum efficace all'estero? Ci si sta uniformando al curriculum di tipo anglosassone, ma i modelli sono ancora divisi per 4 aree linguistiche. Il Cv italiano è simile allo spagnolo. Quelli anglosassone, francese e tedesco sono abbastanza simili ma l'area tedesca vuole la fototessera, un profilo schematico e referenze scritte. Niente foto invece per gli inglesi, ma referenze con numero telefonico e soprattutto devono essere in evidenza caratteristiche peculiari come la capacità di delegare o lavorare in gruppo piuttosto che per obiettivi. I francesi si collocano a metà strada. Ci sono innumerevoli percorsi formativi in Europa. Quale può offrire maggiori possibilità di trovare lavoro? Il dubbio del datore di lavoro all'estero è proprio capire “chi sa fare cosa” e cioè se il percorso formativo italiano sviluppa le medesime competenze come nel suo Paese. Volendo arrivare alla laurea è bene ricordare che l'Europa oggi offre molte possibilità di doppia laurea studiando parte in Italia, parte all'estero. È una buona soluzione se non si sa dove si lavorerà domani. Oggi dove ci sono le più interessanti opportunità di lavoro? Germania, Austria e Svizzera in primis. La Germania ha estremamente bisogno di stranieri, ufficialmente 500 mila, ma si stima possano essere anche un milione. E non solo posti nelle imprese, anche docenti. Dal 2013 ci sarà l'obbligo di coprire tutte le necessità di posti nei nido, e serviranno almeno 30 mila insegnanti. Entro il 2018 andranno invece in pensione 400 mila insegnanti su un milione. Serviranno docenti di materie scientifiche, ma anche di latino, greco e materie tecniche: come lavorare il legno, il ferro…Chi vuole approfittare cominci a portare a livello di fluency il tedesco, poi faccia domanda di tirocinio pagato in uno dei 16 Lander (1200 euro al mese per 18 mesi in Baviera). Superato l'esame finale sarà dichiarato assumibile. Quali sono le figure professionali più richieste oggi in Europa? Esperti di marketing su mercati globali, ingegneri, figure 'hard' della manifattura come saldatori, operatori di macchine a controllo numerico, l'area turistica dà cuochi a organizzatori di eventi, e il settore sociosanitario assorbe sempre di più soprattutto perché la popolazione invecchia. La disoccupazione giovanile è destinata a risolversi per... mancanza di giovani. In Italia nel 2020 ne mancheranno un milione rispetto al 1990. In Germania al 2025 non ci sarà più disoccupazione. Arriveremo al punto che in Europa ci ruberemo i giovani? Sì, tranne che Inghilterra che ha l'attrattiva della lingua e la Francia che non ha problemi di denatalità. Il rischio è che perdiamo professionalità che non torneranno più indietro. Ora è il momento di non perdere il know- how dei giovani. Se non c'è lavoro non teniamoli qui perché in 1-2 anni il loro know-how sparirà, mandiamoli all'estero a fare dei tirocini, anche per non demotivarli. Istituzioni e associazioni di categoria devono pensare almeno 5 anni avanti perché il lavoro tornerà, ma potremmo aver perso i giovani che dovranno prendersi cura della nostra economia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Zuccon Morgani
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