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13 novembre 2018

Cultura

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15.09.2012

Vignato Arte Ora collezione, domani museo

Un'opera di Andrea Bianconi in omaggio alle Olimpiadi
Un'opera di Andrea Bianconi in omaggio alle Olimpiadi

Un brindisi al primo catalogo. Ci sarà na metà dei trenta e più artisti che in questi anni hanno percorso, non per ragioni di salute, i corridoi dello studio professionale dei fratelli Vignato. Oggi alle 19.30 al Gran Caffè Garibaldi la presentazione: dieci anni di collezionismo, sette dall'avvio della FondazioneVignato per l'Arte. Un'avventura che i due profeti dell'artondotoiatria - così la chiama il regista Roberto Cuppone in una breve pièce in due atti che verrà proposta stasera - hanno intrapreso per puro piacere personale e che via via si è trasformata in un impegno culturale di iniziativa privata e dai risvolti sempre più pubblici. Giuseppe, 51 anni, e Costantino, 47, gestiscono un avviato studio dentistico dove sostengono di voler offrire ai pazienti qualcosa di più che estrazioni ed otturazioni. In un luogo di tradizionale fastidio e sofferenza, si sono messi in testa di provare a fomentare il benessere: con le tecniche che l'odontoiatria offre ma anche con pezzi d'arte contemporanea che lungo i corridoi e le salette fanno capolino imprevisti e curiosi, con colori esplosivi e ottiche creative sorprendenti. Raccolgono opere da un decennio: le hanno acquisite per valorizzare artisti vicentini - «che poi sono diventati inevitabilmente degli amici, era puro mecenatismo» - e più in là nel tempo per esplorare nuovi terreni del contemporaneo. La galleria sui due piani di contrà Torretti 48 è diventata un impegno talmente pressante che c'è stato bisogno lo scorso anno di affidarsi ad un direttore, Elisa Paiusco, che coordini le numerose attività della Fondazione: dall'inserimento delle opere alle personali fino agli eventi in collaborazione con le istituzioni (non ultimi quelli dedicati al graffitismo e al fragilismo). «Va detto che siamo collezionisti anomali, perchè mai abbiamo pensato di poter godere da soli del lavoro di questi artisti - sostiene Giuseppe - e fin da subito il progetto della Fondazione era legato ad una fruizione allargata al pubblico e soprattutto al far sentire l'artista al sicuro, perchè le opere restano qui e non sono soggette a vendite ulteriori». In breve hanno radunato una cinquantina tra fotografie, sculture, stampe e olii secondo una sequenza puramente emotiva, che allinea personaggi dei fumetti, manichini totemici, paesaggi astratti, uno splendido pezzo futurista di Mino Rosso. In galleria le pietre cosmiche di Paolo Aldighieri, le foto choccanti dei fratelli Calgaro su basi di alluminio, una tela di Roberto Floreani, una multipresenza di Andrea Bianconi (un tavolo di libri che ogni tanto va restaurato, un recente omaggio ai cinque cerchi olimpici). Ed ancora Ardini, Basaldella, Cinelli, Dalla Pozza, Damioli, De Biasi, De Filippi, Fabris, Farina, Fiorentino, Guzzonato, Lacasella, Maggis, Marioni, Matteazzi, Papadopulos, Pellanda, Sartori, Teorino, Tessarollo, Vaccari, Vescovi e il padovano Zancanaro. «Qualche problema di gestione lo abbiamo vissuto - precisa Costantino - perchè durante alcuni vernissage la gente non riusciva nemmeno a salire. Oppure portare qui in visita coloro che non sono pazienti si è rivelato difficile, perchè non tutti superano il fatto che siamo pur sempre in un ambulatorio». Osservazione che prelude ad un pensiero ricorrente: perchè non trovare un luogo, stavolta museale, dove poter trasferire il tutto e allargare la visione alla città? «Ci stiamo pensando continuamente - riflette Giuseppe Vignato - perchè non vogliamo fermarci nell'esplorazione. Non siamo conoscitori nè esperti d'arte ma sensibili all'arte, perchè crediamo trasmetta valori estetici importanti che guidano anche il nostro stesso mestiere». Molto colpito dalla performance di Stefano Cagol un paio d'anni fa con i display luminosi in piazza Biade sui vicentini di cui fare memoria, Costantino si augura una collaborazione crescente col Comune: «Non abbiamo paura di buttarci nella mischia e di tessere relazioni. Vogliamo condividere la bellezza». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nicoletta Martelletto
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