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22 ottobre 2018

Cultura

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09.12.2017

TRA PASSIONEED AZZARDO

Giocatori d'azzardo dividono le vincite, 1596, collezione Gherardo OrtalliLe Démon du Jeu, stampa antica, collezione Gherardo OrtalliIl Giuoco della Barca (sec. XIX)
Giocatori d'azzardo dividono le vincite, 1596, collezione Gherardo OrtalliLe Démon du Jeu, stampa antica, collezione Gherardo OrtalliIl Giuoco della Barca (sec. XIX)

Nicoletta Martelletto

TREVISO

Il 30esimo della Fondazione Benetton si tinge di impegno sempre più pubblico e sociale. In ottobre gli eventi sul paesaggio, ora quelli sul tema del gioco, in dicembre toccherà ai beni culturali. Di storia del gioco la Fondazione voluta da Luciano Benetton si occupa fin dal 1987 con una scelta di campo originale su un tema poco indagato dal mondo accademico e della ricerca. E invece oggi la sua «serietà» emerge con evidenza, in relazione ai comportamenti, all’uso del tempo libero, ma anche alle dipendenze che dal gioco sono scaturite.

Dalle borse di studio annuali per tesi di laurea all’istituzione nel 2016 del premio intitolato allo studioso Gaetano Cozzi, alla pubblicazione dell’autorevole rivista scientifica «Ludica. Annali di storia e civiltà del gioco», il percorso approda ora ad una bella mostra a palazzo Bomben, aperta fino al 14 gennaio 2018, che racconta «Lotterie, lotto, slot machines. L’azzardo del sorteggio: storia dei giochi di fortuna», a cura dello storico Gherardo Ortalli, docente emerito a Ca’ Foscari di Venezia.

Il gioco ha qui il volto della relazione, della passione, del vizio, della sfida da sempre connaturata con l’umanità.

«Giocare è una necessità innata e fondamentale del vivere», spiega lo studioso, «come del resto dimostra la spontaneità del gioco e il suo ruolo formativo fin dalla prima infanzia. Ingenuità e complessità del gioco sono elementi che si mescolano e una sua espressione da seguire con attenzione per le sue ricadute sociali, è il combinarsi del gioco col denaro, la puntata, la sorte, la scommessa».

La mostra illustra attraverso documenti, stampe, quadri - allestiti da Peter Paul Eberle - non solo le abitudini private al gioco ma anche come è stato via via regolamentato ed è divenuto esso stesso fonte di introiti per i governanti. Il quadro proveniente dai Musei civici di Treviso «L'estrazione del lotto davanti alla Loggetta» del pittore Eugenio Bosa (1807-1875) è esso stesso un racconto di umori e atteggiamenti popolari, preceduto da fogli d’archivio come il bando con cui papa Clemente XII nel 1731 riautorizzò il Lotto fino al decreto di Giuseppe Garibaldi che lo abolì. Molti storici del gioco assegnano a Genova, nella seconda metà del Cinquecento, l’appannaggio delle scommesse che diedero origine al lotto a proposito dell’estrazione dei nomi tra 120 nobili che subentravano nei collegi serenissimi. I nomi in seguito divennero 90 e da qui la corrispondenza con il lotto attuale. Ma prima ancora a Firenze si registra un banco-lotto nel 1528.

Tra i pezzi più curiosi sono esposti i libretti degli scommettitori del Cinquecento sulle cause di morte del Papa, gli apparecchi per sorteggiare i militari di guerra nell’Ottocento e i tavoli del biribissi, gioco italiano che evoca la roulette ma con strumenti simili alla tombola.

Nella città dove fin dal 1756 esisteva una fabbrica austriaca di carte da gioco, acquistata nel 1928 dalla famiglia Dal Negro, non poteva mancare lo spazio per le carte trevigiane e i giochi a base di dadi, che alla fine sono il gioco forse più antico del mondo, praticato da egizi, greci e romani, che talora hanno affidato il loro destino al tiro anche di una sola moneta in aria.

L’aspetto del gioco d’azzardo, osserva il curatore può esprimersi in molti modi non pericolosi e anzi socialmente utili: «La tombola natalizia non è un rischio per le comunità, ma il bingo ha avuto bisogno di una normativa, non solo fiscale. La lotteria del patronato non è paragonabile alle grandi lotterie statali che mettono in palio milioni, il meccanismo però è lo stesso», spiega Ortalli. «La mostra mette in luce come si siano sviluppate le pratiche e come abbia operato il controllo pubblico, in Italia in particolare, nello sforzo di regolare il gioco di fortuna. Questo ha significato vedere come le pubbliche finanze abbiano da sempre ricavato un utile finanziario da controllo, concessione o divieto del gioco. Gli aspetti del problema sono molti: pensiamo a come il denaro che gli organismi pubblici trattengono sulle concessioni e le somme che vengono puntate siano l’unica tassa che il contribuente paga spontaneamente. Le entrate diventano introiti fondamentali sia per i momenti difficili ma anche per imprese di pubblico interesse». Nella Roma pontificia il lotto dal Settecento ha finanziato la bonifica delle Paludi Pontine, la Fontana di Trevi, il Palazzo della Consulta... oggi sede della Corte Costituzionale.

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