Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
20 agosto 2018

Cultura

Chiudi

14.12.2017

SULLE TRACCE DI FRANCO VOLPI

Franco Volpi, il filosofo vicentino che è scomparso all’età di 56 anni nel 2009
Franco Volpi, il filosofo vicentino che è scomparso all’età di 56 anni nel 2009

Giovanni Gurisatti Franco Volpi morì, travolto da un’auto, in bicicletta, il 14 aprile 2009, a soli 56 anni. La morte prematura di un amico, un collega, spalanca un vuoto irrimediabile. Se poi si tratta di un filosofo, sorge spontanea la domanda: aveva già avuto, Franco Volpi, il tempo di maturare dentro di sé una “sua” filosofia, una sua grande opera? Non tutti i filosofi ebbero questa fortuna: se Kant morì ottantenne, di morte naturale, dopo avere dato tutto di sé in scritti canonici, vi furono altri pensatori geniali, come Max Scheler e Walter Benjamin – la cui vita fu bruscamente interrotta nel fiore degli anni – di cui è lecito chiedersi: oltre a ciò che dissero di importante, avrebbero potuto essere grandi maestri? Ciò che nel caso di Volpi lascia un terribile senso di vuoto filosofico, oltre che umano, è che quell’incidente distrusse una potenzialità, un’energia di pensiero, in gran parte ancora tutte da realizzare. Non che non ci abbia lasciato una sorprendente quantità di volumi, dizionari, traduzioni, curatele, saggi, articoli sui più importanti temi e protagonisti della storia della filosofia “da Aristotele ai giorni nostri”. Qualcosa però lo trattenne dal cimentarsi in una sua opera, testimone di un suo pensiero: il pensiero di Franco Volpi, la “sua” filosofia. Con un’onestà, una sobrietà e, in fondo, un’umiltà – lui pur così ambizioso e consapevole del suo talento – degne dell’intellettuale di rango, preferì, per lucida scelta, porsi al servizio della comunità scientifica con studi seri, rigorosi, profondi, tecnicamente impeccabili; preferì insegnare, tenere conferenze, girare il mondo; essere uomo di relazione, organizzatore, manager editoriale, traduttore, pubblicista, giornalista. Tutti ruoli in cui fu universalmente apprezzato e stimato. Ma, con un pudore che altri non ebbero – e che forse avrebbero fatto bene a coltivare – avendo poco tempo per sé, si lasciò saggiamente tempo affinché la sua opera maturasse lentamente e solidamente dentro di lui, uomo troppo aduso a studiare veri grandi filosofi per considerare se stesso, precocemente, un “vero grande” filosofo degno di magistero. Eppure, quando la sua vita fu stroncata in atto, quest’opera c’era in potenza, quantomeno nella sua testa. Ce lo rivela lui stesso in un’intervista della fine del 2008, pochi mesi prima di morire: avrebbe dovuto intitolarsi “Essere e agire”. Precisa Franco: «E’ un testo che si ricollega sia alla tradizione che all’attualità della filosofia pratica, in base a questa domanda fondamentale: ‘Che cos’è la vita, e come intendi viverla?’ Perché alla fine tu possa dire: ‘È valsa la pena di viverla!’». Così parla un filosofo maturo – così “avrebbe potuto parlare” Franco Volpi. Il quale, sulla scorta dei suoi vecchi maestri, Aristotele e Heidegger, ci aveva già fornito una miriade di importanti frammenti di pensiero, di squisita fattura tecnica, sul nesso tra filosofia pratica, etica e politica, e sulla scorta di nuovi maestri, come Schopenhauer e Foucault, aveva, più di recente, iniziato a riflettere su nuove categorie pratiche, come “cura di sé”, “arte del vivere”, “estetica dell’esistenza”. Evidentemente, da questo fecondo intreccio tra filosofia pratica e pratica della filosofia era finalmente maturata, in Franco, quell’opera che oggi ci manca fisicamente e spiritualmente. Da come lui stesso ce la presenta, sarebbe dovuta essere, questa volta, un’opera non solo disciplinare, ma anche magistrale – un insegnamento non solo da tecnico erudito e da sapiente - ma anche da uomo vissuto e da saggio. Se, come credo, era questa la via che Volpi aveva imboccato nell’ultima fase del suo pensiero, la sua perdita ci appare doppiamente irreparabile. •

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1

Blog

Il Corsivo
Vergogna
di di GIANCARLO MARINELLI
20.08.2018
Editoriale
Fallimento e rischi
di di IVANO TOLETTINI
20.08.2018
Il Corsivo
Rispetto
di di MARINO SMIDERLE
19.08.2018