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15 dicembre 2018

Cultura

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06.07.2018

STARK UN’ICONA DI LIBERTÀ

La stanza  di Freya Stark ( 1893-1993) ricostruita al museo di AsoloAlcuni oggetti della viaggiatrice
La stanza di Freya Stark ( 1893-1993) ricostruita al museo di AsoloAlcuni oggetti della viaggiatrice

Alessandro Comin ASOLO Certo, la sua vera bellissima casa è poche decine di metri più in là, all’ingresso di Asolo. Ma ora, proprio in piazza, la Grande Viaggiatrice ha finalmente uno spazio tutto per sé, ed è giusto così: accanto a quelli dedicati a Caterina Cornaro ed Eleonora Duse, completa l’omaggio alle tre immortali che legarono il loro nome alla Città dei Cento orizzonti, come la definì Carducci. “La Stanza di Freya” è la nuova attrazione del Museo civico di Asolo. Freya, ovviamente, è Freya Stark (1893-1993), l’archeologa e scrittrice inglese che esplorò mezzo mondo disegnando mappe e vergando reportage e libri, dalla Valle degli assassini in Persia al deserto siriano, da Samarcanda all’Himalaya salito a ottant’anni a dorso di pony. Viaggi affrontati spesso da sola, in epoche e luoghi decisamente pericolosi per una donna, spinta da un’insaziabile curiosità e dalla voglia di sperimentare. Caratteristiche ben interpretate dall’allestimento curato Annamaria Orsini e Corde architetti associati di Venezia, che spinge il visitatore a interagire completamente, facendo di ogni gesto una scoperta. Nella stanza domina il bianco, per riscrivere la vita e affrontare vergini le esperienze. Bianca, al centro, è la perfetta riproduzione della scrivania circolare che la stessa Freya progettò. Accanto allo scrittoio in metallo, la sua Olivetti lettera 22 invita a premere i tasti: a ognuno corrisponde una citazione della scrittrice, che si materializza sul piano luminoso dove scorre anche la cartografia dei suoi viaggi. «La gioia è la nostra alleata e non bisogna dividersi da lei», ammonisce per esempio la “a”. Si aprono i cassetti e compaiono i cimeli originali, donati da Anna Modugno, ultima assistente: lettere, occhiali, scatoline, album fotografici, taccuini, passaporti, il corredo per il cucito. Inseparabile non soltanto perché la Stark condusse per anni, dopo la madre Flora, la celebre Tessitura Asolana già cara a Robert Browning, ma anche perché nel pericoloso Oriente «una donna che ricama non desta sospetti». Nuove sorprese arrivano dal grande armadio: dietro le prime due ante, un guardaroba originale con fasci di luce che illuminano di volta in volta l’abito oggetto delle spiegazioni, o le scarpe rovinate dalle camminate o la corsia ricamata di quando fu crocerossina a Caporetto. Dietro le altre, una wunderkammer di cappelli, suppellettili e preziosi reperti archeologici e una cabina nella quale si può entrare ad ascoltare la voce originale di Freya. Più in là, un mucchio di bauli con disegni e ancora oggetti da viaggio è posizionato accanto a una porta in cui si aprono spioncini a varie altezze: guardandoci dentro appaiono le immagini delle avventure più esotiche e quelle della vita asolana. «La Stark non fu certo la prima viaggiatrice, ma lo fece in modo radicalmente diverso da tutti – spiega Orietta Dissegna, dell’Ufficio cultura del Comune di Asolo –: dormiva nelle tende con i beduini, cavalcava con i militari, praticava l’alpinismo, teneva testa ai signorotti d’Oriente». E un tè con lei si può ancora idealmente prendere, partecipando alla nutrita serie di eventi collaterali che la città periodicamente organizza, tanto più in questo venticinquennale dalla morte. Il Museo civico di Asolo, ospitato nella centralissima piazza Garibaldi dal Palazzo della Ragione e dal Palazzo del Vescovado, è composto di una sezione archeologica, una pinacoteca con una sala dedicata ad Antonio Canova, le sezioni Il Tesoro della Cattedrale, Caterina Cornaro, Eleonora Duse, Robert Browning, Freya Stark. Venne istituito nel 1888 in seguito alle donazioni degli eredi di Pacifico Scomazzetto, farmacista appassionato di archeologia. In precedenza Domenico Manera, nipote e allievo di Canova, e il fratellastro mons. Giambattista Sartori Canova avevano donato il cenotafio di Canova e la statua in marmo di Paride, che vennero collocati nella sala consiliare, ora Sala della Ragione, dove ancora oggi si trovano. Le donazioni poi sui susseguirono fino a quelle della figlia di Eleonora Duse (lettere, abiti, oggetti) e ora appunto del lascito Stark. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Comin
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