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25 novembre 2017

Cultura

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04.11.2017

SETTE TIEPOLO
PALLADIANI

Lo straordinario colpo d’occhio nella sala al primo  piano del Palladio Museum in contrà Porti 11. COLORFOTO
Lo straordinario colpo d’occhio nella sala al primo piano del Palladio Museum in contrà Porti 11. COLORFOTO

Da un palazzo all’altro, uno privato e l’altro pubblico, per divenire patrimonio di tutti. I sette affreschi di Giandomenico Tiepolo da oggi sono esposti nella sala delle Arti del Palladio Museum, a palazzo Barbarano da Porto, in contrà Porti 11. Si compie un percorso durato alcuni mesi che ha visto gli eredi - Camillo e Giovanni - della famiglia Franco consegnare in comodato gratuito per dieci anni questi gioielli della pittura del Settecento, voluti dall’antenato Gaetano Valmarana per decorare la casa di città che all’epoca era in contrà S.Faustino. Sono firmati da Tiepolo jr e sembrano distanti anni luce dagli affreschi precedentemente realizzati a villa Valmarana ai Nani, dimora fuori porta dove esplodevano gioia e colore. Qui in un quasi monocromo grigio sfumato di riflessi verdi e bruniti, Tiepolo mette in scena una quinta teatrale con al centro l’eroe potente, Ercole, dotato di clava e catene. I sette pezzi pregiatissimi facevano parte di un ciclo molto più ampio sulle Fatiche di Ercole che negli anni si è disperso: l’ingegner Fausto Franco, titolare della Soprindentenza a Trieste, figlio di Giuseppina Valmarana e Camillo Franco, nel 1945 fece strappare gli affreschi temendo i bombardamenti che avevano già distrutto il vicino palazzo Trento Valmarana, per metterli al riparo prima in Seminario e poi a Venezia. Ma a conflitto finito, il palazzo originario lesionato non fu più in grado di riaccogliere gli affreschi e fu venduto nel 1957. I riquadri, come ricorda la studiosa Maristella Vecchiato, furono divisi tra gli eredi di Giuseppina: diciassette strappi, che in parte sono finiti sul mercato antiquario, in asta e in parte in collezioni private, come quella di Luciano Maranzi e di Guido Terruzzi. Nel 1972 riappaiono i sette affreschi di Giustino Franco nel palazzo tra San Domenico e contrà Porta Padova, gli unici rimasti in città a raccontare il momento in cui Giandomenico Tiepolo esalta la scultura e la mette in dialogo con le architetture, certamente con in mente il vicino proscenio del Teatro Olimpico, su cui fece lezione ai viaggiatori dell’epoca Ottavio Bertotti Scamozzi che dell’architettura di Palladio fu innamorato. Il gesto generoso degli eredi Franco si riallaccia direttamente a quello dello zio Fausto che a metà degli anni Cinquanta fu tra i tredici fondatori del Centro internazionale di studi d’architettura Andrea Palladio, membro del primo consiglio scientifico voluto da Renato Cevese. «Un grande giorno» commenta Lino Dainese, presidente del Cisa. «Una iniziativa lodevole la fruizione pubblica» aggiunge Fabrizio Magani, soprindentente per Verona, Vicenza e Rovigo, che con Guido Beltramini,direttore Cisa, ha ultimato il catalogo della mostra “Tiepolo segreto“, così allestita fino al 17 giugno 2018. Il colpo d’occhio è assicurato, grazie anche agli sponsor Camera di commercio, Roberto Coin e Idealed.

Nicoletta Martelletto
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